Google inciampa nel ranking di Vatican e difende il suo algoritmo

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Interrogando Google con la query Vatican, ieri appariva in prima posizione Pedofilo.com. Google è corsa ai ripari contro il Top ranking malevolo ai danni della Santa Sede, ma prende le difese del suo algoritmo

Per 24 ore chi ricercava su Google il termine “Vatican” otteneva il sito della Santa Sede come secondo risultato, ma in prima posizione il motore di ricerca metteva “pedofilo.com“. Un Top ranking anti Vaticano in piena regola: i Seo (search engine optimizer) sanno che il Top ranking serve per portare un sito in cima ai risultati di un motore di ricerca, in merito ad alcune keyword (parole-chiave). Nel caso di Pedofilo.com, erano stati messi link ad hoc per “pompare” il sito in prima posizione, scavalcando perfino la legittima home page del Vaticano.

Google ha dovuto lavorare diverse ore per cancellare la gaffe, che ha messo in imbarazzo il Vaticano.

Quando l’utente digita una query (interrogazione), ottiene una lista di risultati: ma la link popularity incide sul misterioso algoritmo di Google, già oggetto di aspre polemiche. Un editoriale del New York Times ha chiesto l’intervento dell’Antitrust per rendere pubblico l’algoritmo di Google: “Quando gli ingegneri di Google vanno a modificare centinaia di volte all’anno il suo algoritmo supersegreto, potrebbero danneggiare il business di un sito, facendolo precipitare nel ranking“.

Ma Google si è affrettata a rispondere: in primo luogo, quello di Google non sarebbe un monopolio, in quanto Bing e Yahoo! detengono oltre il 30% del mercato; in secondo luogo le autorità antitrust non avrebbero le competenze tecniche necessarie per capire un algoritmo, il cui uso rimane gratuito (sostenuto dal business dell’advertising online); infine il “servizio migliore” è un criterio soggettivo.

Il search utilizza algoritmi ed equazioni per produrre ordine e organizzazione online, lì dove gli sforzi manuali non riescono – ha concluso Marissa Mayer, vicepresidente di Google – Il nostro algoritmo incarna regole che decidono quale sia l’informazione migliore e come misurarla. Chiaramente, definire quale informazione o servizio sia migliore è soggettivo“.

Autore: ITespresso
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