Google, l’Antitrust UE e la mancanza di un motore di ricerca europeo

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Google ha precisato che l’Antitrust Ue sta solo studiando le accuse contro Google: si tratta di una fase preliminare. Ma il vero nodo gordiano non è forse l’assenza di un rivale europeo nel mercato della ricerca online?

Contro Google sono tre le cause: l’Antitrust Ue sta solo studiando le accuse contro Google. Si tratta, dunque, di una fase preliminare.

“La Commissione (Europea) può confermare di aver ricevuto reclami c ontro Google che sta ora analizzando. La Commissione non ha finora avviato un’indagine formale“, conferma l’esecutivo dell’Unione Europea. I reclami contro Google sono stati depositati da Foundem, il motore di ricerca francese ejustice.fr e Ciao di Bing di Microsoft (Microsoft, una vecchia conoscenza a Bruxelles).

Mario Monti, ex commissario all’Antitrust Ue, che nel 2004 comminò la prima maxi multa a Microsoft, dopo il reclamo di Sun contro Microsoft stessa (sull’interoperabilità dei server), ha spiegato al Corriere della Sera che sulla lotta agli abusi di mercato, l’Europa è un modello anche per gli Usa di Obama: ma che l’Europa è forte “solo se decide di esserlo”.

Ed è qui che mi chiedo perché Google abbia in Europa raggiunto la vetta del 90% del mercato della ricerca online (mentre negli Usa comScore fotografa una situazione meno sbilanciata). Non è che l’Europa abbia abdicato troppo presto e da troppo tempo al mercato dei search engine e dell’advertising online? Google ha “occupato” un vuoto di mercato, lasciato libero da altri?

Secondo uno studio di Naturedel lontano 1999 (secoli fa, nella rapida crescita del Web!), i motori di ricerca riuscivano a coprire una parte piccolissima della Rete (Altavista il 12%, Northernlight il 16%, Lycos il 2,5% eccetera); oltretutto la parte di Internet che indicizzavano era soprattutto di tipo commerciale (dossier di S. Lawrence e C. Lee Giles in Nature, Vol.400, 8 luglio 1999).

L’Europa, così ricca di contenuti (immagini, testi, prestigiose pinacoteche, biblioteche, e cineteche con rari audio e video), ha rinunciato ad avere o a investire veramente (e con convinzione) in motori di ricerca europei, in grado di contrastare Google e ora Bing – Yahoo!.

Ci riprovò la Francia nel 2005, in nome della grandeurdell’ex presidente F. Chirac, a proporre Quaero (dal nome latino: cerco): un flop . Poi Siemens, Sap, Empolis e Thomson misero in piedi l’ipotesi di un anti Google,Theseus, con 120 milioni di euro dalla Ue.

Ma come la povera Arianna (al cui mito si ispirava Theseus), abbandonata in Nasso, anche Theseus fece la fine prematura di Quaero, abbandonato in asso dalla commissione europea.

Per concludere: l’Antitrust UE oggi deve studiare le carte che accusano Google di monopolio e abuso di posizione dominante, e giungere alle proprie conclusioni indipendenti. Ma no i cittadini Ue dovremmo chiederci perché non abbiamo un anti Google europeo. Visto che Google è nato anche grazie agli studi su un algoritmo di un giovane scienziato italiano ( Massimo Marchiori , oggi professore di Reti e Tecnologie Web all’università di Padova e visiting professor al Massachusetts Institute of Technology – Mit-). C’è una lacuna nel mercato europeo dei motori di ricerca?

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