Google porta gli sviluppatori sul cloud: tutte le novità di Cloud Platform

AziendeCloudWorkspace
google cloud platform
4 1 Non ci sono commenti

Google porta la sua Cloud Platform un passo avanti verso gli sviluppatori, con nuovi strumenti più semplici e sicuri e prezzi ancora più bassi di prima.

In un post pubblicato sul blog ufficiale, Brian Stevens, Vice President Product Management di Google, ha presentato le principali novità della Google Cloud Platform presentate agli sviluppatori qualche giorno fa.
Il cloud di oggi, secondo Stevens, non è ancora quello che serve agli sviluppatori: rimangono ancora troppi problemi legati allo sviluppo on-premises e all’implementazione. Vogliamo fare ancora meglio. E partendo da questa premessa, il progetto di Google Cloud Platform vuole ampliare le possibilità.

“Attualmente sviluppare nuove applicazioni in cloud è per lo più un’esperienza frammentata – ammette Stevens -. È necessario decidere in partenza se volete lavorare con delle macchine virtuali (e quindi costruire tutto da soli, da zero o collegando tra loro componenti open source in una modalità IAAS) oppure adottare una piattaforma gestita (PAAS), rinunciando alla possibilità di controllare l’infrastruttura sottostante”. Google si incastona in questa dualità permettendo agli sviluppatori di scegliere il livello di astrazione adatto all’applicazione che si vuole realizzare, o persino al livello della singola componente dell’applicazione. Oggi siamo lieti di annunciare due importanti passi avanti verso il raggiungimento di questo obiettivo.

Tra le novità presentante, c’è Google Container Engine che permette di spostarsi dalla gestione di componenti applicativi che girano su singole macchine virtuali, al lancio di Docker containers portatili che sono programmati ad hoc all’interno di un cluster gestito automaticamente. In sostanza, gli sviluppatori possono creare e collegare tra loro servizi basati sul container, facendo leva senza ulteriori sforzi su potenzialità comuni quali la registrazione, il monitoraggio e la gestione dell’integrità. Basato sul progetto open source Kubernetes e gestito sulle macchine virtuali Google Compute Engine, Container Engine rappresenta un modo di costruire le proprie applicazioni basate sul contenitore.
Un altro passo verso un cloud più developer friendly è l’introduzione di Managed Virtual Machines in App Engine.
Dopo l’anticipazione di qualche mese fa dell’evoluzione di App Engine, Managed VMs, oggi quest’ultima va in beta e aggiunge la funzionalità di Autoscaling, l’integrazione del Cloud SDK e il supporto per i runtime basati su containers Docker. “App Engine – spiega Stevens – fornisce e configura tutti i servizi ausiliari necessari per la creazione di applicazioni produttive (routing di rete, bilanciamento dei carichi, autoscaling, monitoraggio e registrazione), permettendovi di concentrarvi sullo sviluppo delle applicazioni. Gli utenti possono utilizzare qualsiasi linguaggio o libreria, e personalizzare o sostituire l’intero stack di runtime (volete usare Node.js su App Engine? Ora potete). Inoltre, avete accesso alla più ampia gamma di tipi di macchina virtuale offerti da Compute Engine”.

La connettività di rete e il supporto per le architetture globali, sono affidati a Google Cloud Interconnect. Ecco come la spiega lo stesso Stevens:
“Vi rendiamo più semplice godere dei benefici della rete mondiale di fibra ottica di Google introducendo tre nuove opzioni di connessione:

1. il peering diretto vi dà un rapido collegamento diretto a Google su uno degli oltre 70 punti di presenza in 33 paesi del mondo.

2. l’interconnessione tramite operatore vi permette di collegarvi a Google con gli operatori nostri partner tra cui Equinix, IX Reach, Level 3, TATA Communications, Telx, Verizon, e Zayo

3. il mese prossimo introdurremo la connettività VPN”.

C’è stato spazio anche per le novità apportate dalle recenti acquisizioni di Google, come Firebase, piattaforma usata da 60.000 applicazioni, che facilita la gestione in tempo reale del rapporto tra i diversi dispositivi e i livelli di backend perl la gestione della persistenza del dato e dell’archiviazione

Durante il live con gli sviluppatori, Stevens ha illustrato anche l’evoluzione di Google Cloud Debugger spiegando che non sarà più necessario spulciare i log all’infinito per cercare di capire che cosa succede ai vostri servizi. “Ora potete semplicemente scegliere una riga di codice – ha spiegato -, impostare un watchpoint, e il debugger restituirà variabili locali e un intero stack trace della successiva richiesta di esecuzione di quella riga su qualsiasi istanza del vostro servizio. Il tutto con un tempo di setup uguale a zero, nessuna configurazione complessa e nessun impatto sulla performance di cui i vostri utenti possano accorgersi”.

E poi ancora Google Compute Engine Autoscaler, che gestisce i sovraccarichi; Cloud Platform Free Trial, destinato ai nuovi utenti che vogliono sperimentare la piattaforma e ai quali Google fornisce anche 300 dollari di crediti da spendere sulla piattaforma stessa. Aumenta anche il numero di partner tra cui si annoverano Red Hat, DataStax, MongoDB, SaltStack, Fastly, e Bitnami.

Veniamo ai prezzi: Google li abbassa. Stevens ha annunciato una riduzione di prezzo su Network egress (47%), BigQuery storage (23%), Persistent Disk Snapshots (79%), Persistent Disk SSD (48%), e Cloud SQL (25%). Questo in aggiunta alla riduzione del 10% su Google Compute Engine che annunciata all’inizio di ottobre.

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore