Google respinge formalmente le accuse dell’Antitrust UE

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Google respinge formalmente le accuse dell'Antitrust UE
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Il motore di ricerca al contrattacco sui dossier relativi a Google Shopping e ad Adsense for Search, ma entro l’11 novembre replicherà anche alle accuse di abuso di posizione dominante relative ad Android

Google va al contrattacco, inviando 100 pagine di repliche per respingere le accuse di abuso di posizione dominante avanzate dall’Antitrust UE. Il motore di ricerca respinge formalmente le accuse di favorire il suo servizio di shopping e bloccare i rivali nel search advertising online. Si tratta dei dossier relativi a Google Shopping e ad Adsense for Search, ma entro l’11 novembre recapiterà all’ufficio del commissario Vestager anche la difesa dall’accusa di abuso di posizione dominante per il sistema operativo Android.

Google respinge formalmente le accuse dell'Antitrust UE
Google respinge formalmente le accuse dell’Antitrust UE

Secondo Google, la Commissione europea ha svolto un’analisi parziale e dimostra di ignorare i meccanismi dell’economia digitale e le dinamiche reali di mercato. L’analisi si sarebbe fermata a un gruppo troppo limitato di siti concorrenti; inoltre, l’m-commerce si sta diffondendo a macchia d’olio: la maggior parte degli utenti acquista da piattaforme mobili con app ad hoc.

Google precisa che le sue pratiche non sono anti-competitive, perché non limitano la concorrenza né recano danno ai competitor minori, respingendo le accuse alla Commissione UE che ha aperto l’indagine proprio su richiesta di player più piccoli del mercato: “Non abbiamo mai compromesso la qualità o la rilevanza dell’informazione proposta. Al contrario, la miglioriamo. Ciò non significa ‘favorire’ – bensì ascoltare i clienti“, ha illustrato Kent Walker, Svp e general counsel di Google.

Come abbiamo detto l’anno scorso nella nostra risposta allo Statement of Objection (So) originale della Commissione Europea, pensiamo che le accuse siano errate, sotto il profilo dei fatti, legale ed economico” continua Kent Walker: “Lo statement originale della Commissione ha delineato una definizione così circoscritta dei servizi di shopping online da escludere perfino servizi come Amazon. Ha sostenuto che, mostrando gli annunci pubblicitari ottimizzati del servizio shopping, avremmo ‘favorito’ i nostri servizi e che questo era negativo per una manciata di siti comparatori di prezzi che sostenevano di aver perso clic a causa di Google“.

Secondo uno studio tedesco, un terzo di coloro che fa shopping online si dirige direttamente su Amazon e solo il 14,3% si rivolge a Google. La Commissione vorrebbe che non venisse impiegato un algoritmo in grado di classificare i risultati “più rilevanti” per gli utenti, per promuovere gli annunci dai siti di comparazione di prezzi: “Forzarci a dirigere i click verso gli aggregatori sarebbe sostenere siti che sono diventati meno utili per i consumatori”, conclude Walker.

Alphabet, capofila di Google, rischia una sanzione da 3 a 6 miliardi di euro, una multa fino al 10% del fatturato, per il noto (e controverso) contenzioso sull’ostacolo alla concorrenza.

Autore: ITespresso
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