I 10 trend IT del 2015 secondo Big G e secondo noi

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Dall’adozione dei container fino alle applicazioni multi-cloud, il 2015 è stato un anno di trasformazione per l’IT. Google lo ripensa così e noi lo abbiamo commentato

Google si è sviluppata nell’era cloud di cui ha saputo leggere le potenzialità e su cui ha costruito i suoi progetti più interessanti, anche in ambito consumer, come per esempio Chrome OS e tutta la piattaforma di servizi e applicazioni. In un recente contributo sul blog aziendale vengono messi in evidenza i trend e i momenti più importanti del 2015 dal punto di vista di Big G. Li riproponiamo con le nostre valutazioni.

  1. Prima di tutto il 2015 è l’anno in cui le aziende hanno incontrato concretamente il cloud. Lo dicono le ricerche: la prospettiva non è più il “se”, ma il “quando”. Secondo alcuni analisti, e in coerenza con tante ricerche dei singoli vendor che i nostri colleghi di TechWeek hanno incontrato questo è un trend del tutto confermato. Google cita uno studio di Accenture secondo il quale per il 34% delle aziende intervistate più del 60% delle proprie app saranno ospitate su una piattaforma cloud nei prossimi due anni. In vista di questi cambiamenti, la maggior parte dei vendor si sta preparando a supportare i carichi di lavoro delle imprese.
  2. Container e ancora container. Cresce l’utilizzo dei container, secondo alcune fonti addirittura di 5 volte nel corso dell’anno. Anche noi abbiamo trascorso il 2015 a parlarne. Docker è stato il protagonista non esclusivo ma assoluto di questa crescita. In casa Google l’accelerazione del passaggio ai container si chiama Container Engine, VMware li ha utilizzati con vSphere, anche Microsoft ha integrato i container Docker nella sua piattaforma cloud.

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  3. Big Data e Insight. Nel primo caso tanto fumo, tanto marketing, e poco arrosto. Ci sono casi, eccellenze interessanti, ma di fatto mancano anche tante competenze, e spesso vengono spacciati per progetti sui Big Data semplicemente assaggi di quello che sarà. In questo caso ci sono ricerche significative che documentano la delusione degli executive. La realtà italiana ci sembra ancora molto lontana dal momento in cui i Big Data sono davvero utilizzati a vantaggio di tutti, come tecnologia per ‘vedere oltre’. In questo senso invece l’abbinamento con gli analytics in una voce di ‘fallimento’ non ci sembra corretta. E’ questo l’anno del passaggio definitivo in cloud anche per gli ERP e i CRM Microsoft, della crescita netta di SAP Hana, insomma, non si è visto poco.
  4. Machine learning. Ne abbiamo parlato non poco. Quasi tutti i grandi protagonisti in cloud hanno le proprie soluzioni. Dalle infrastrutture tecnologiche ‘software defined’, a quelle determinate dalle ‘competenze’ delle macchine, il passo non è breve, ma è possibile compierlo. Quest’anno, non lo si dimentichi è l’anno di approdo di Cortana in ambito consumer con Windows 10, Watson di IBM è oramai un gigante, Siri e Google Now crescono. Che dire però delle mosse di PTC, dell’acquisizione di ColdLight, forse tra le più visionarie realtà in merito?

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  5. IoT, croce e delizia. Se si vuole far rientrare in questo ambito qualsiasi sistema di comunicazione tra oggetti, qualsiasi correlazione, anche solo la segnalazione da remoto che qualcosa non va a casa nostra e che in base a una impostazione del termometro fuori dalla finestra il riscaldamento di casa si regola da sé o che si accende quando il cursore della nostra posizione su Google Maps è ad appena 5 km da casa, allora possiamo dire che Iot già esiste, ma IoT è davvero solo agli inizi, con tutte le sue problematiche relative alla sicurezza, perché questi esempi sono solo la punta di un iceberg. Che dire invece di un sistema che si interfaccia con le analisi del sangue i cui valori sono inseriti in un database protetto e in base al loro variare ci viene segnalato un differente dosaggio dei medicinali? Parliamone, proposta suggestiva quanto rischiosa. Le cifre di Google: entro il 2019, si stima che il mercato delle imprese rappresenterà 9,1 miliardi dei 23,3 miliardi di dispositivi connessi. E la scalabilità dell’inserimento e dell’elaborazione dei dati basati su uno stream diventerà una parte fondamentale della strategia.

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  6. API e – aggiungiamo – open source. Il trend dell’offerta ai developer di servizi on demande per le applicazioni è trend più che consolidato, così come l’apertura delle API perché le proprie app siano quanto più integrabili nell’esistente. Fa pensare come il modello open source, così a lungo osteggiato da realtà come Microsoft, domini in verità in tanti comparti IT che rappresentano veri trend evolutivi. Si pensi al numero di progetti in cloud sotto licenza Apache, a OpenStack, alle realtà dei container, semplicemente a Linux.
  7. Cloud. Ibrido è decisamente meglio. Il cloud ibrido è un orientamento certo, ma questo non vuol dire che cloud private e pubbliche non abbiano un futuro. Serve tutto il cloud, le realtà aziendali si modelleranno per mantenere on-premise quello che ritengono sia da mantenere e sposteranno in cloud parte del loro patrimonio dati, applicativo, etc. I provider continueranno a fornire risorse di cloud pubblico. Cosa servirà? Serviranno gli strumenti di coordinamento tra diverse cloud, tra diversi hypervisor, tra le piattaforme. E allo stesso modo serviranno strumenti per orchestrare tutto quello che c’è in cloud: non solo i dati, ma anche il loro spostamento, la sicurezza, il ripristino, tutto. Uno dei trend cui abbiamo assistito nel corso del 2015 è stato proprio quello dei vendor hardware e software che hanno rideclinato la propria offerta evidenziando come la propria offerta volesse incontrare e soddisfare questa esigenza.
  8. Cambiamenti e Chiusure. Proprio in relazione al punto precedente, Google evidenzia come tanti vendor, per esempio Rackspace, concentreranno meno l’offerta di una propria cloud e più sul supporto di infrastrutture cloud di terze parti. HP chiude Elion, una tendenza, quella al consolidamento che è già in essere e sarà anche più marcata nel 2016.
  9. Cloud vuol dire green? Mah! Secondo Google la sostenibilità è importante. Certo, ma questo lo pensano tutti. E’ sicuro che l’efficientamento dei data center è stato uno dei driver prima della virtualizzazione e poi del cloud computing. Google sottolinea come se per i data center vasti e interregionale l’efficienza ambientale abbia trovato le sue modalità per i più piccoli questo non è così scontato.
  10. L’ultimo punto di Big G è la richiesta di un parere da parte del pubblico su Twitter con l’hastag #CloudTop10. Noi abbiamo preferito dire la nostra qui.
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