Google semi-bloccato in Cina e l’enigmatico silenzio di Pechino

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Solo il ministero Ministry of Industry and Information Industry può rinnovare la licenza a Google. Cosa c’è sotto al silenzio cinese

Non è chiaro se abbiano sortito l’effetto sperato le contromosse di Google per evitare di perdere la licenza in Cina: da un lato Google appare semi-bloccato in Cina (con e-mail e news funzionanti), sull’altro fronte c’è il “rumoroso” silenzio delle autorità di Pechino.

Google ha smesso di reindirizzare in modo automatico gli utenti del sito Google.cn verso il portale (non censurato) di Hong Kong. Ma senza però piegarsi alla censura di stato cinese. La pagina speciale in Google.cn consente la ricerca non filtrata, ma invita allo stesso tempo a visitare il sito di Hong Kong per news ed immagini.

Ma l’ultimo “compromesso” messo sul tavolo da Google (il tentativo di trobare un equilibrio tra il fornire informazioni e il dover obbedire alla legge cinese) ha ricevuto per ora come risposta il silenzio ceinese. Wang Chen, capo dell’Information Office of the State Council, ha detto ai giornalista che Pechino ha già ribadito che per fare affari in Cina bisogna rispettare le leggi cinesi.

Solo il ministero Ministry of Industry and Information Industry può rinnovare la licenza a Google. Ma, secondo il Financial Times, un quotidiano del partito avrebbe sottolineato che le modifiche di Google appaiono solo tattiche e che Google non sembra aver cambiato approccio. La Cina dunque non ha fretta: Pechino tiene Google sulle spine, in primo luogo perché ha Baidu, il motore di ricerca locale; in secondo luogo perché è vero che la licenza ha un rinnovo annuale ma la scadenza è quinquennale e quella di Google dura fino al 2012. Per i cinesi c’è tempo.

Google dà l'addio alla Cina per la censura online
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Autore: ITespresso
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