Google sfida Facebook con Knowledge Graph

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Google Knowledge Graph

Pescando da mezzo miliardo di “oggetti” e 3,5 miliardi di fatti e relazioni (Factoids), i risultati vengono offerti incrociando quel che cercano le persone e quel che si trova sul Web. Come funziona Knowledge Graph

Alla viglia dell’IPO da record dell’arci rivale Facebook, Google lancia il guanto a Facebook tirando fuori dal cilindro Knowledge graph. Knowledge Graph (letteralmente: “grafico della conoscenza”) intende servire agli utenti risultati approfonditi e più puntuali, scommettendo sull’integrazione nei risultati delle ricerche. Si materializzerà nella forma di un pannello laterale accanto ai classici risultati della ricerca. Knowledge graph mostrerà le relazioni della nostra interrogazione (o query) con altri argomenti, offrendoci l’opportunità di approfondire le associazioni incrociate fra quanto conosciamo, le informazioni in nostro possesso e quel che stiamo davvero cercando.

Finora Google ha visto il suo indexome una sorta di database “di tutto ciò che c’è nel mondo”. Ma ricerca online a volte equivale a cercare un “ago nel pagliaio”. E, proprio per venire incontro a utenti consumer, professionisti e aziende, Google vuole semplificare la ricerca online, con uno strumento che applica “attributi e connessioni” alla ricerca effettiva. Se in inglese cercate “Kings”, Google indovinerà se vi riferite alla squadra di hockey, a quella NBA o a una trasmissione TV: specializzando i risultati come se fossero “isole”.

Knowledge Graph sfida Powerset, acquisita da Microsoft anni fa; ma anche lo sfortunato progetto Cuil; inoltre integra Google Squared e Metaweb (acquisita da Google).  Il sogno di Jack Menzel, Product Management Director del Search presso Google, rimane il Web Semantico.

Google Knowledge Graph, che sarà attivato sui vari account nel corso dei prossimi giorni, è una ricerca su misura di cose, persone, luoghi, città, film, musica, personaggi famosi, elementi, oggeti,, persone purché abbiano un’identità specifica, misurabile. Il “grafico della conoscenza” intende offrire all’utente una risposta non tanto in base alle stringhe di ricerca, bensì sull’analisi di risorse online pubbliche, usando come fonti Wikipedia, Freebase, il CIA World Factbook e le ricerche di altri utenti.

Pescando da mezzo miliardo di “oggetti” e 3,5 miliardi di fatti e relazioni (Factoids), i risultati vengono offerti incrociando quel che cercano le persone e quel che si trova sul Web. Escludendo fin da subito i risultati ambigui (per esempio: cerchiamo l’edificio del Taj Mahal o il cantante?), basta avere una visione d’insieme sull’argomento di una ricerca (per esempio richerchiamo Claude Monet e sappiamo che fa parte della corrente dell’Impressionismo) per approfondire i temi, scoprendo anche nuovi collegamenti fra persone, cose e fatti.

Ancora una volta Google scommette sull’Open Web per “fare traffico”, anche nell’era di Facebook e dei Walled garden (i “giardini recintati”). Come ha detto Vinton Cerf, padre del TCP/IP e Internet Evangelist presso Google: “Internet è fondamentale per la crescita del Pil e non deve essere danneggiato questo grande beneficio. Bisogna mantenere la rete sempre in evoluzione, creativa, con tante idee e con tutte le opportunità che concede. Le politiche dell’Ue vanno sviluppate di comune accordo, non dobbiamo uccidere la gallina dalle uova d’oro“.

Ma in media un utente statunitense trascorre 7 ore e 45 minuti su Facebook al mese, contro 2 ore mensili su Google. Per questo motivo, il motore di Mountain View deve colmare il gap. Inoltre Google e Facebook si sfidano sulle soluzioni d’identità: con Facebook Connect, il social network sa che cosa i suoi utenti firmano e colleziona dati smisurati sui suoi utenti. Anche se Google possiede soluzioni di identità, Facebook sta diventando lo standard de facto per aderire a nuovi servizi.

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Autore: ITespresso
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