Google Transparency Report punta il dito contro governi ed aziende

Autorità e normativeCensuraMarketingNetworkProvider e servizi Internet
Google Transparency Report punta il dito contro governi ed aziende @ shutterstock

Nella prima metà del 2012 sono aumentati i governi, i Paesi e le aziende che hanno chiesto la rimozione o la censura di contenuti online. La denuncia di Google Transparency Report

Nel primo semestre 2012 le richieste dei governi di rimozione dei contenuti e di accesso ai dati, sono aumentate. Lo rivela il Google Transparency Report, il rapporto sulla trasparenza redatto da Google che punta il dito contro i governi, sempre più interessati a mettere bavagli digitali e cyber censure. Aumentano del 71% le richieste di rimozione di contenuti dall’index di Google, da parte di aziende e di governi: sono passate da 1.048 a 1.791.

La maggioranza dell’incremento è da attribuire alla Turchia, le cui richieste hanno registrato un poco invidiabile boom: da 45 a 456 in soli sei mesi. In confronto gli Stati Uniti hanno assistito a 86 richieste extra, incluso un singolo ordine di rimuovere 1.754 post da Google Group, che diffamavano un uomo e la sua famiglia.

Ma non sono solo i governi a chiedere di eliminare contenuti dal Web. Le violazioni del copyright sono un tema scottante: Microsoft spicca al primo posto, avendo messo nel mirino 35,000 domini e 5.5 milioni di URL individuali. Al secondo posto si piazza, prima della RIAA, un’azienda di intrattenimento per adulti, Froytal Services, che si è scagliata contro 7,000 domini e 5 milioni di URL singole. Da parte sua, Microsoft sta lottando tenacemente contro la pirateria, nel cui mirino è da anni: tempo fa, Bloomberg riportava che Microsoft ha richiesto formalmente a quattro aziende statali cinesi (China Railway Construction Corp, TravelSky Technology, China Post Group e China National Petroleum Corporation) di cessare l’uso di software senza licenza.

Aumenta anche il numero di paesi, un totale di 2.681 più che in passato. Ma più della metà dell’incremento è in mano al governo USA, che ha chiesto informazioni su 1,650 persone, con un 25% di incremento. ASono quasi 8.000 gli americani i cui dati sono stati richiesti fra gennaio e giugno. Google ha comilato richieste complete o parziali nel 93% dei casi.

E l’Italia? L’Italia è settima, dietro a: Stati Uniti (7.969) al primo posto, seguiti da India (2.319), Brasile (1.566), Francia (1.546), Germania (1.533) e Regno Unito (1.425), e appunto Italia . Calano le istanze di rimozione dei contenuti, dopo le 69 richieste nel corso del primo semestre del 2010. Nel prmo semesre di quest’anno Google conta 18 richieste di rimozione per  motivi giudiziari; altre 7 istanze da parte delle forze di polizia, soprattutto per diffamazione (56%), privacy e sicurezza (13%). Nell’accesso ai dati degli utenti l’Italia ha posto 841 richieste rispetto a 1054 account, istanze accolte nel 34% dei casi.

Google Transparency Report punta il dito contro governi ed aziende @ shutterstock
Google Transparency Report punta il dito contro governi ed aziende
Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore