Google, al via il dibattito sul diritto all’oblio

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Google si adegua alle richieste del Garante Privacy italiano
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Sette capitali, compresa Roma, ospiteranno un’approfondita discussione sul controverso diritto all’oblio, sancito da una contestata sentenza della Corte di Giustizia europea

I nodi dovrebbero arrivare al pettine, visto che il 10 settembre Google terrà in sette capitali altrettanti dibattiti sul Diritto all’Oblio. Sette capitali, compresa Roma, ospiteranno un’approfondita discussione sul controverso diritto all’oblio, sancito da una contestata sentenza della Corte di Giustizia europea.

I sette meeting pubblici sul diritto all’oblio – il diritto ad essere dimenticati nell’era digitale con la “memoria d’elefante” – saranno tenuti dall’ advisory council Google e  dovrebbero diradare i dubbi, dopo che Google ha bocciato metà delle 90,000 richieste ricevute da parte di individui che chiedevano di “essere dimenticati” dal motore di ricerca. Gli esperti vorrebbero che si riuscisse a conciliare il diritto all’oblio con il diritto alla trasparenza, uno dei caqpisaldi in democrazia, oltreché uno degli antidoti più potenti contro corruzione ed altri reati.

A discutere dello scottante tema sono esperti che hanno inviato un modulo online per testimoniare la propria esperienza negli incontri pubblici. Era possibile spedire una domanda, fino all’11 agosto. Il comitato sta raccogliendo pareri di tipo giuridico, procedurale, sulla privacy e sul relativo bilanciamento col diritto dei cittadini ad essere informati.

Nel comitato spiccano il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, l’italiano Luciano Floridi docente di etica dell’informazione ad Oxford e Sylvie Kauffman, direttore editoriale di Le Monde.

La sentenza della Corte di Giustizia Ue ha stabilito il riconoscimento del diritto all’oblio dei cittadini dell’Unione europea (UE). Ma Google farà il punto in un incontro pubblico, che verrà tenuto a Roma dal comitato di esperti nominato da Google il prossimo 10 settembre. Altri incontri si svolgeranno tra settembre e dicembre a Madrid, Parigi, Varsavia, Berlino, Londra e Bruxelles.

Sette capitali, compresa Roma, ospiteranno un'approfondita discussione sul controverso diritto all'oblio, sancito da una contestata sentenza della Corte di Giustizia europea
Sette capitali, compresa Roma, ospiteranno un’approfondita discussione sul controverso diritto all’oblio, sancito da una contestata sentenza della Corte di Giustizia europea

La sentenza è stata sommersa da una pioggia di critiche da parte di esperti che considerano la sentenza inapplicabile. Finora Google ha bocciato metà delle richieste ricevute: su 90 mila richieste di diritto all’oblio ricevute, Google ne ha respinte circa la metà, ammettendone più di 45.000.

Il diritto all’oblio è una peculiarità europea. Il verdetto è nato dal caso Google Spain vs Agencia Española de Protección de Datos (Aepd), che ha coinvolto la Corte di Giustizia europea. Nel frattempo è stato creato un sito Hidden From Google che chiede agli utenti di aggiungere i link rimossi dalla lista. Il diritto alla trasparenza e alla memoria dovrebbe essere priorità in una democrazia.

Le forti perplessità sulla sentenza toccano alcuni punti: la sentenza va in rotta di collisione con il free speech e il diritto alla trasparenza: “Il diritto all’oblio è un terreno minato, criticato dai sostenitori della libertà d’espressione, ma chiesto a gran voce dai fautori del diritto alla privacy, desiderosi di rimuovere tracce digitali “non più rilevanti” da Internet. Una vittoria per la protezione dei dati personali, secondo il commissario della Giustizia dell’Unione Europea, Viviane Reding. Ma in realtà un tale diritto potrebbe ledere il funzionamento dei motori di ricerca. Secondo Ernst & Young, la “sentenza europea è un terremoto per chi archivia dati”. La società d’analisi Ovum ha dichiarato: “La Corte sostiene che se anche un motore non può diventare un “controllore” di dati personali su siti di terze parti, esso è un “controllore” dell’indice del motore di ricerca che riporta i link a URL rilevanti, in base a parole chiave; in teoria esso può bloccare certi risultati di ricerca“.

Autore: ITespresso
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