Google vuole negoziare con la Cina: in ballo sono 384 milioni di utenti

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Google, dopo aver dato il via a un serrato e duro confronto con il governo cinese sulla ccensura e i cyber-diritti online, potrebbe tornare sui suoi passi: in vista ci sono colloqui con Pechino.Ultimatum o compromesso? In gioco è un mercato da quasi 400 milioni di internauti

Nelle prossime settimane potrebbe dipanarsi l’aggrovigliata spy story tra Google e la Cina , che ha visto perfino l’intervento del gran consigliere economico di Barack Obama, Larry Summers , dopo che il segretario di stato Hillary Clinton aveva espresso viva preoccuoazione per i cyber-attacchi contro 34 aziende Usa della Silicon Valley.

Riassumiamo i capitoli precedenti della spy-story: Microsoft si era detta stupita dell’approccio di Google e aveva detto di non volere seguire il suo arci-rivale nella guerra contro le leggi cinesi sulla cyber-censura. La Cina ha fatto sapere che Google e le altre aziende presenti nel territorio dell’ex Celeste Impero devono tutte rispettare le normative locali, pena la fuoriuscita dal mercato. Google sembrava già disposta a far le valigie, ma secondo Reuters ci starebbe ripensando.

È vero che Google ha aperto Google China alle ricerche online sul Dalai Lama e sulle immagini proibite di Piazza Tien An Men del 1989 . Ma, in effetti, la maggior parte dei filtri sul sito google.cn sono tuttora in funzione (fonte: Reuters): come dire, Google ha lasciato uno spiraglio alla trattativa.

Cosa significa questo atteggiamento? Antefatto: la Cina ha detto che il mercato cinese degli internauti ha raggiunto i 384 milioni di utenti online. Tanti (ma in fondo un quarto dell’1.38 miliardo di abitanti cinesi), per poter voltare le spalle senza sentire il tremare dei polsi: Google ha smentito di aver già deciso di chiudere i propri uffic i in Cina.

Va dunque ridimensionata la minaccia di Google di abbandonare un mercato che da solo sfiora i 400 milioni di utenti (anche se pesa solo per il 2% sui ricavi della società)? Questo è un aspetto da vedere nelle prossime settimane: dipende in fondo da quale direzione imboccheranno i negoziati Cina-Google. Ormai in agenda a breve.

Infine Alibaba Group of China, posseduto al 40% da Yahoo! (e valutata 12.5 miliardi di dollari), ha apertamente criticato Yahoo! per essersi allineata a Google, invece che al pragmatismo di Microsoft.

Ma, come ha saggiamente detto Ed Black, presidente CEO del trade group di aziende tecnologiche Computer and Communications Industry Association ,: “I Governi hanno il dovere di creare un clima globale che aiuti il business a operare“. E non mettere troppi bastoni fra le ruote (se non quelli della legalità e del diritto).

Leggi l’ANALISI: Google e Cina, braccio di ferro sulla censura online

Autore: ITespresso
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