E-government, l’Italia entra nella Top 25

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Banda larga, la UE deve accelerare per attuare l'Agenda Digitale 2020
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Alla vigilia del semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, declinato all’insegna dell’innovazione tecnologica, l’Italia scala la classifica e-government dell’Onu. Roma passa dalla 32esima alla 23esima posizione, per la prima volta nella Top 25

Il semestre di presidenza italiana dell’Unione europea (UE) è alle porte: inizierà il 1° luglio. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi lo ha definito un semestre all’insegna dell’IT: le linee programmatiche del semestre italiano sono state illustrate e mettono fra le priorità innovazione tecnologica, efficienza energetica, digitale e rinnovamento della Pubblica amministrazione (PA). Il semestre sarà l’occasione per esplorare i vantaggi del mercato unico nelle telecomunicazioni (Tlc) e nei servizi Internet. L’innovazione tecnologica, secondo Renzi, servirà ad accorciare le distanze fra cittadini e PA: non sarà più “necessario che prendano un giorno di ferie per fare un certificato“. Già la riforma della PA mette enfasi sul processo telematico e sull’unificazione delle banche dati per trarre vantaggio dai Big Data.

Tutta questa premessa era necessaria per dare una piccola ma buona notizia: l’Italia entra nella Top 25 della classifica e-government dell’Onu. Roma scala la classifica, passando dalla 32esima alla 23esima posizione, per la prima volta nella Top 25 dell’E-gov. La top 25 elenca i Paesi del mondo, membri dell’ONU, con il più alto indice di sviluppo per l’e-government: si spazia dai servizi per la partecipazione online all’uso di strumenti multimediali e utilizzo dei social media. L’incremento è pari al 50% dal 2012 al 2014, dopo il varo dell’Agenda Digitale e dopo l’introduzione della fatturazione elettronica.

Tutto bene? No, non abbandoniamoci a facili illusioni: è solo un primo passo. L’ultimo rapporto Digital Agenda Scoreboard fotografa lo stato di avanzamento dell’Agenda Digitale in Europa, scoprendo che nella UE i progressi si notano, ma il 60% degli italiani non ha sufficienti competenze digitali.

Una recente infografica di Capgemini ha misurato il ruolo dell’e-government in Europa: il 72% dei cittadini denuncia la scarsa usabilità dei servizi della PA digitale, e i servizi delle Pubblica Amministrazione (PA) potrebbero essere resi “due volte migliori, in metà del tempo e a metà del costo“.

Sia chiaro: l’Italia ha ancora moltissima strada da fare e non deve illudersi dei piccoli passi avanti, oltretutto compiuti a gran fatica. Fra l’altro, il lavoro dell’Agenzia italiana per il digitale (Agid) è stato un flop, l’Agid ha abdicato al ruolo di regista della digitalizzazione che avrebbe potuto rivestire. Il dgitale rappresenta l’unica vera Spending Review: in Italia potrebbe valere due punti di Pil, secondo le stime del Forum Ambrosetti di Cernobbio (fine 2013).

Dal 3 giugno si è dimesso l direttore dell’Agid, Agostino Ragosa, che potrebbe essere sostituito nei prossimi giorni: in pole position sono sia Stefano Quintarelli che Alfonso Fuggetta, quest’ultimo già nella task force di Francesco Caio per l’Agenda digitale, ma il ministro Madia potrebbe puntare su un terzo nome, ad effetto sorpresa in stile Renzi. Sarebbe auspicabile una nomina entro Digital Venice, l’evento dal 7 al 12 luglio.

Il ritardo italiano nell’Agenda Digitale è sotto gli occhi di tutti: si misura soprattutto sotto il profilo delle competenze digitali visto che il 50% degli italiani non ha “e-skills sufficienti”, sebbene un numero in aumento di figure professionali comporti l’esigenza di una formazione digitale.

Dunque, vanno bene i passi avanti nell’e-government, ma ancora scarseggiano le applicazioni della Pubblica amministrazione (PA), mentre gli italiani hanno in mano 45 milioni di smartphone e 12 milioni di tablet entro la fine del 2014 (sono attualmente attivi 37 milioni di smartphone e 7,5 milioni di tablet), secondo Osservatori.net.

Dopo i pasticci dell’Agenda Digitale e soprattutto dell’Agid, sono giunte al traguardo le riforme di Francesco Caio, ora passato a dirigere Poste italiane: fatturazione elettronica, anagrafe nazionale, identità digitale.

Poiché ogni euro di investimento nel settore ICT è in grado di generare un incremento sul PIL nazionale pari a 1,45 euro, è l’ora di una svolta. Speriamo che sia la volta buona per uscire finalmente dalla “palude digitale”.

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