Greenpeace punta il dito contro il data center a carbone di Facebook

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Se anche il modernissimo Facebook “va” a carbone, come una locomotiva ottocentesca, bisogna fare di più contro l’inquinamento 2.0. L’invito di Greenpeace ai Big IT

Greenpeace, nota per fare le pulci ai Big dell’elettronica di consumo, aveva già calcolato in passato il tasso di inquinamento del cloud computing. Oggi Greenpeace accesa Facebopok di utilizzare ancora il data center a carbone. Greenpeace ha aperto su Facebook una pagina del social network di  Mark Zuckerberg per illustrare che il suo enorme data center in Oregon funziona con elettricità prodotta soprattutto grazie al carbone.

Gli attivisti di Greenpeace hanno avviato la campagna “Facebook Unfriend Coal”, con un video e poi con una pagina sul social network, invitando il Ceo Mark Zuckerberg a liberarsi del carbone entro il 22 marzo, la giornata della Terra, e poi di mantenere la promessa nei prossimi 10 anni. La pagina di Greenpeace ha già superato gli 85.000 fan.

Già lo scorso marzo Greenpeace denunciava che l’inquinamento è 2.0. Il Cloud computing è in grande ascesa, ma raccogliere i dati sulle “nuvole”inquina. Infatti Facebook e Apple avrebbero creato i propri data center alimentati a carbone. L’organizzazione ambientalista punta il dito contro un impianto di Facebook in Oregon e uno di Apple in North Carolina, la cui principale alimentazione sarà il carbone. Ma Greenpeace non fa sconti nemmeno a Microsoft e Google, anche se Google ha sempre investito nell’energia solare ed eolica fin dall’inizio.

L’utlima cosa di cui abbiamo bisogno è che altre infrastrutture siano realizzati in posti in cui fanno crescere la domanda di energia prodotta col carbone“, stigmatizzava pochi mesi fa Greenpeace. Disponibile in quantità e a prezzi modici, il carbone è il combustibile principale negli impianti energetici Usa. eBay e altre aziende della Silicon Valley stanno passando all’energia pulita di Bloom Box.

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Autore: ITespresso
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