Grosso impegno della UE per la diffusione della banda larga.

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Anche l’Unione Europea è consapevole che il futuro delle reti telematiche è nella banda larga.

BRUXELLES. L’Unione Europea, darà prossimamente il via libera all’uso dei Fondi strutturali europei per la realizzazione di infrastrutture in banda larga in aree disagiate. Le risorse potranno essere impiegate esclusivamente nelle aree rurali e remote e senza discriminazioni tra tecnologie, cioè sia per la banda larga su rete fissa (fibra ottica o Adsl) sia per quella in mobilità (Umts). Il documento definitivo, con tutti i criteri da seguire per l’assegnazione delle risorse, sarà elaborato entro fine mese e rispetto alle previsioni iniziali conterrà una novità graditissima ai gestori di tlc: i fondi riguarderanno anche infrastrutture di proprietà di operatori privati disposti a co-finanziare i progetti. L’infrastruttura, dunque, non dovrà essere obbligatoriamente di proprietà di amministrazioni pubbliche o società da loro controllate, ipotesi contemplata nel piano dei Ministeri dell’Innovazione e delle Comunicazioni e di Sviluppo Italia per portare la banda larga al Sud. La concessione di fondi europei alle Regioni Obiettivo 1 o Obiettivo 2 è subordinata a una lunga serie di condizioni, tra cui la compatibilità con il quadro regolamentare delle Authority di settore, l’armonizzazione con i progetti nazionali per la società dell’informazione, la certezza di non rafforzare la posizione di operatori dominanti e la destinazione ad aree a bassa densità di popolazione o comunque disagiate. Soprattutto i fondi non dovranno configurare aiuti statali: per questo le infrastrutture dovranno essere disponibili a operatori terzi. E’ imminente ormai un’iniziativa decisa dell’Unione Europea a favore della diffusione della banda larga in tutti i paesi membri. Probabilmente i tempi erano già maturi da tempo tenuto conto di una situazione di carattere generale non proprio eccezionale in molti paesi europei, per quanto riguarda le infrastrutture tecnologiche. Anche in Italia la diffusione delle reti telematiche in banda larga per l’accesso a Internet veloce è ancora molto squilibrata e non sembra che gli incentivi previsti dalla Finanziaria 2003 stiano facendo miracoli. L’art. 89, infatti, prevede, lo stanziamento di 31 milioni di euro per favorire l’acquisto di decoder e l’accesso alla banda larga di Internet ed in particolare il contributo statale pari a 75 euro a favore di persone fisiche o giuridiche che acquistano o noleggiano o detengono in comodato un apparato di utente per la trasmissione o la ricezione a larga banda dei dati via Internet (ed è recente la notizia che la parte più grossa dei contributi per la banda larga, messi a disposizione dalla Finanziaria 2003, andrà, secondo le previsioni, al Gruppo Telecom Italia nella misura del 59% degli aiuti finanziari previsti. Secondo i dati diffusi dal ministero delle Comunicazioni, Fastweb si piazza al secondo posto con circa il 22% dei contributi erogati). Il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca punta molto sulla realizzazione del nuovo sistema pubblico di connettività definito come un modello architetturale che si fonda essenzialmente su servizi a larga banda, idoneo a garantire un rapido scambio di informazioni tra Pubblica Amministrazione centrale, Regioni ed Enti locali. Per il Ministro questo nuovo sistema rappresenta un pilastro fondamentale per l’esecuzione del progetto di e-government e per lo sviluppo del Paese, sia in termini di crescita economica e culturale, sia in termini di qualità dei servizi offerti ai cittadini. STUDIOCELENTANO.IT

Autore: ITespresso
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