Hacker fannulloni? Ma rimettono Ko Brunetta

CyberwarSicurezza

Mentre mcAfee lancia l’akllarme cyber-war, in Italia è botta e risposta fra cracker e il ministro Renato Brunetta

Sta diventando un gioco al rialzo il botta e risposta fra cracker e il ministro Renato Brunetta . Ieri RiformaBrunetta.i t era stato messo KO da un attacco Dos causato da cracker (hacker malintenzionati). Oggi il ministro Brunetta aveva appena fatto in tempo a definire gli hacker fannulloni, quando il sito è stato di nuovo messo fuori uso e reso inaccessibile.

Il sito RiformaBrunetta.it dovrebbe controllare lo stato dell’arte di sviluppo e implementazione della riforma della PA. La riforma della Pubblica amministrazione è in vigore dal 15 novembre.

Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge taglia-burocrazia su proposta del ministro Renato Brunetta. Una legge che porta ricette, archivi medici in digitale e pagelle e anagrafe in Internet.

Spiega eweek Europe: “Gli attacchi di Distributed Denial of Service (Ddos) sono mirati a sovraccaricare la rete bersagliata con richieste di risorse, lasciando la vittima impotente a gestire le richieste legittime. Questo tipo di attacco si verifica sotto forme diverse, ma in genere si tratta di flussi di traffico che consumano larghezza di banda e non risorse applicative.

Gli attacchi Ddos negli ultimi dieci anni sono cresciuti per intensità e diffusione grazie all’affermarsi delle botnet. Le botnet, forniscono la “potenza di fuoco” – larghezza di banda e computer – necessaria a supportare le campagne di Ddos e l’infrastruttura di supporto per questo genere di attacchi. Nelle misurazioni realizzate nel 2006 abbiamo scoperto che circa la metà delle reti bot da noi monitorate avevano lanciato almeno un attacco Ddos. Gran parte di questi attacchi era diretto a obiettivi piccoli e su base locale, senza conseguenze su vasta scala.

Le misurazioni degli attacchi Ddos che eseguiamo in Arbor Networks avvengono principalmente in due modi. Il primo si realizza attraverso Atlas, il sistema che raccoglie tutte le statistiche globali misurate dal traffico in transito sulle dorsali di rete. Il secondo metodo riguarda il monitoraggio delle botnet attive.

Le motivazioni degli attacchi Ddos sono sovente l’espressione di una vendetta o di rancore nei confronti della vittima, e talvolta prevedono addirittura casi di estorsione o attacchi punitivi. Gli attacchi possono essere perpetrati da parte di spammer o da veri e propri team di phishing online ai danni di ricercatori, nel tentativo di vanificare il loro operato; più verosimilmente si assiste però a piccoli attacchi contro abbonati a servizi di banda larga o piccoli siti di commercio elettronico. Gli episodi più sofisticati e di dimensioni più estese includono addirittura casi di estorsione nei confronti di importanti realtà business online. In alcune situazioni le aziende coinvolte sono andate in bancarotta per via della mancata capacità di gestire i clienti o per i costi accumulati per la larghezza di banda indebitamente consumata“.

Autore: ITespresso
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