Half-Life 2

Management

Non tentate neppure di immaginarvelo. Non ce la farete mai.

Half-Life 2 è quel tipo di gioco che appare una volta ogni cinque o sei anni e davanti al quale ci si accoccola, quasi inebetiti, chiedendosi com’è possibile che qualcuno sia stato in grado di realizzare una cosa simile. È quel tipo di gioco che non va d’accordo con le parole. Che va visto per essere creduto. Liquidarlo come uno sparatutto tridimensionale, pur accennando al suo celeberrimo progenitore e ai quasi 5 anni di lavorazione, sarebbe un po’ come definire l’universo una “gran quantità di spazio vuoto”. Half-Life 2 è un miracolo. Lo è innanzitutto perché riesce a trasformare tutto il proprio strabiliante spessore tecnico in un’esperienza emotiva indimenticabile (irridendo sotto questo aspetto Doom 3). Perdersi nel mondo alieno di Gordon Freeman, è un sottile piacere, che si fa via via più acuto mentre, giocando, si va smarrendo il contatto con la propria realtà: il flusso narrativo non si interrompe mai e risucchia il giocatore in una dimensione parallela, dove gli eventi si susseguono incastonati in una sceneggiatura palpitante e disperata. Tratteggiato in parte da una cupa atmosfera orwelliana, in parte da un desolante panorama che richiama alla memoria l’Europa dell’Est post bellica, il mondo in cui viene catapultato Freeman toglie letteralmente il fiato. Un po’ per l’angoscia strisciante che riesce a instillare a ogni scena ma, soprattutto, perché è immediato rendersi conto che questo gioco ha un’anima. Metà dello “spirito” di Half-Life 2 sta nel suo modello fisico, che costringe ogni oggetto, ogni veicolo (ci sono anche quelli), ogni personaggio a ubbidire alle leggi della dinamica. Gravità, peso specifico, accelerazione, attrito non solo contribuiscono in maniera sostanziale al realismo di ogni interazione, ma giocano un ruolo importante nella risoluzione degli enigmi. La forza bruta lascia infatti spesso una chance all’intelligenza, cedendo il passo a un approccio creativo che riesce a piegare le circostanze e le ambientazioni a proprio favore. Una delle tre nuove armi che si aggiungono a quelle già viste in Half-Life costituisce l’incarnazione di questa filosofia: la Gravity Gun permette infatti di sollevare, spostare e scagliare qualunque oggetto, trasformandolo così in un’arma letale, in un ariete o semplicemente in uno strumento con il quale è possibile trarsi d’impaccio in numerose occasioni, alcune delle quali del tutto imponderabili a priori. La veste grafica, combinata con la genialità di livelli e architetture, costituisce l’altra metà del cuore di Half-Life 2. È una grafica alla quale non si può essere preparati: mai in un videogioco si era visto qualcosa di simile. Mai, soprattutto, si era visto convogliare così sapientemente tutti gli effetti di cui una scheda grafica è capace nella costruzione di un’atmosfera, ancor prima che nel tratteggio di scenari e personaggi iperrealistici: acqua, trasparenze, riflessi, particelle, ombre, luci, texture tanto vivide da sembrare fotografie… E poi le animazioni dei personaggi, le straordinarie movenze dei loro visi, la maniacale attenzione ai dettagli: un’armonia di mille particolari che infonde all’opera un vero e proprio afflato vitale. E tutto questo senza neppure che il gioco pretenda un equipaggiamento hardware particolarmente esoso. A un esame “autoptico” e cavilloso Half-Life 2 non può dirsi perfetto: il doppiaggio in italiano è a dir poco stravagante, la trama è a tratti farraginosa e neppure l’intelligenza artificiale è sempre all’altezza. Eppure dentro questo DVD c’è la più straordinaria esperienza virtuale che un videogiocatore possa sperare di vivere. Il capolavoro dei capolavori.

Autore: ITespresso
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