Hp: il pinguino è mission critical

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Boom nella pubblica amministrazione e possibilità di affermarsi nelle applicazioni mission critical grazie alle alleanze con i principali software vendor.

Secondo Idc, Hp è leader di mercato nell’area Linux per quanto riguarda i server Ia 32 (che per Hp vuol dire ProLiant) e nei server Ia64 (Itanium). Ecco perché Hp è impegnata a offrire supporto alle aziende che optano per questa soluzione e collabora attivamente con i principali software vendor, Sap, Oracle, Bea per fare i nomi più conosciuti. Così Hp diventa spesso l’unico referente del cliente in caso di problemi sia hardware sia software. “Supporto e disponibilità delle applicazioni sono le vere ragioni – secondo Fassina – che spingono le aziende a passare a Linux, anche se non è ancora così facile trovare l’it manager disposto a migrare da una struttura Unix o Windows su cui girano tutte le applicazioni”. CRN: Qual è il ruolo del canale nella strategia Linux di Hp? Roberto Fassina: Anche nel caso di Linux, per Hp il canale è importantissimo, ai partner si rivolge con il Linux Partner Program, un programma che rientra all’interno del PartnerOne, il programma di canale generale. Nel caso di Linux è lasciata ancora una certa libertà e flessibilità proprio perché è un’area che sta nascendo e sta crescendo in questo periodo, con realtà che si stanno strutturando in questo momento. C’è un’opera continua di recruitment: si tratta, nella maggior parte dei casi, di realtà che vengono allo scoperto in questo periodo, società che hanno già una loro soluzione Linux e che, dotandosi di una partneship una realtà come Hp, possono affrontare il mercato in modo più competitivo. Altri invece sviluppavano soluzioni su Unix o su Windows e hanno aperto al pinguino per darsi altre possibilità di business. Per quanto riguarda la causa di Sco contro Ibm stiamo a guardare, in quanto non siamo stati citati. Per garantire i nostri partner e i clienti però abbiamo istituito un fondo di indennizzo nel caso siano coinvolti, facendo in modo che possano investire in Linux in tranquillità. CRN: Quali sono gli ambiti in cui Linux è destinato a trionfare secondo Hp? RF: Da una parte il calcolo scientifico dove è ormai uno standard, dall’altra tutto internet è su Linux, mail server, web server e così via, adesso questa strada diventa percorribile anche per applicazioni core business, questo perché vendor come Sap, Oracle e Bea cominciano a fornire le loro soluzioni su Linux sia per la parte ia 32 sia ia 64, quest’area, in cui hp è leader, è particolarmente strategica perché vuol dire andare su macchine che sono superiori alle quattro cpu quindi macchine enterprise. Linux si sta ricavando il proprio spazio rosicchiando mercato sia a Unix sia a Windows. Anche se non è ancora così facile, il passaggio da Unix e Windows a Linux comincia a essere preso in considerazione. Per quanto riguarda l’affermazione di Linux sui client, è una possibilità che esiste e va valutata. Non sempre però è conveniente o pensabile riconvertire tutto il personale su un nuovo sistema operativo, specie se non si tratta di persone particolarmente giovani e tecnologicamente preparate. I mercati su cui si sta realmente facendo una grossa pressione per Linux sono la finanza, anche se forse più in prospettiva perché non è un area in cui si stia assistendo a una vera esplosione. A crescere è soprattutto il mercato della pubblica amministrazione, centrale o locale, e la sanità. Una situazione determinata anche da una serie di iniziative del ministro Stanca, per esempio la direttiva del 7 febbraio scorso che raccomanda di tenere conto delle soluzioni open source. CRN: Linux è veramente conveniente da un punto di vista economico? RF: La convenienza di Linux non sta tanto nel fatto di non pagare le licenze, ma nella stabilità del sistema e della possibilità di portare dappertutto una soluzione sviluppata in ambiente open source. Certo esiste la possibilità di scaricare gratuitamente il kernel da internet, ma solo le grossissime aziende hanno la possibilità di sviluppare gestire e manutenere applicazioni ad hoc. Tutte le altre si rivolgono ai vendor software, la cui strategia è cambiata: molti di loro non si limitano più a far pagare il supporto ma anche la licenza per ogni singolo server. In ogni caso in una soluzione un po’ complessa il costo della licenza e del supporto incide in maniera trascurabile. La scelta di un determinato sistema operativo dipende da un insieme di fattori, va fatto uno studio approfondito di return on investment, e di total cost of ownership prima di prendere una decisione. In genere si punta sull’open source quando esiste la necessità di assemblare varie soluzioni.

Autore: ITespresso
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