I comportamenti a rischio degli utenti mobili

Autorità e normativeCyberwarSicurezzaSorveglianza

Una ricerca pubblicata da Cisco rivela i comportamenti pericolosi sul fronte della security dei telelavoratori e dei dipendenti che operano in mobilità. A confronto utenti italiani e di altri Paesi

Apertura di e-mail e allegati provenienti da fonti sconosciute o sospette: anche se è uno dei rischi di sicurezza noto da più tempo, molti lavoratori ammettono di aprire ancora e-mail sospette e allegati nonostante il rischio potenziale di dare il via a un attacco malware.

La Cina è il Paese che meno rispetta questa norma di sicurezza (62%), ma è ancora più preoccupante la tendenza a non curarsi di questo aspetto in Paesi che hanno ormai adottato in modo esteso il web, quali il Regno Unito (48%), il Giappone (42%), l’Australia (34%) e gli USA (27%). In Italia il 33% dei lavoratori apre le e-mail ma non gli allegati; un 4% dichiara di fare entrambe le cose.

Utilizzo del computer e altri dispositivi di lavoro per motivi personali: una crescita anno su anno del 3% mostra che sempre più lavoratori in remoto usano gli strumenti aziendali a scopo personale, per fare shopping online, scaricare musica, visitare siti di social networking.

Questo trend è presente in otto Paesi sui dieci presi in esame, e la crescita più evidente si è avuta in Francia (dal 27% al 50% dei lavoratori). In Brasile è stato registrato un aumento di 18 punti percentuali, nonostante molti degli intervistati si siano dichiarati d’accordo sul fatto che questo è un comportamento non accettabile (la percentuale è passata dal 37% al 52%). In Italia la crescita anno su anno è stata del 9% (da 21% a 30%).

Permettere a persone esterne all’azienda di usare i pc e gli altri dispositivi a scopo personale: quanto più i dipendenti lavorano da casa, tanto più aumenta la possibilità che condividano gli strumenti informatici aziendali con non dipendenti (familiari, coinquilini) che non hanno adeguate conoscenze IT e non sono vincolati a policy di sicurezza aziendali.

Questo trend è in crescita. Mentre in Cina si registra il maggior livello di “condivisione” (il 39% dei lavoratori lo fa), il Regno Unito e la Francia registrano la crescita maggiore del fenomeno anno su anno (rispettivamente passando dal 7% del 2006 al 22% del 2007 e dal 15% al 26%). In Italia nel 2007 il 31% dei dipendenti che lavorano in remoto hanno avuto questo comportamento, contro il 19% registrato l’anno precedente.

Usare abusivamente connessioni internet wireless presenti nelle vicinanze: globalmente, il 12% dei lavoratori mobili ammette di accedere alle reti wireless dei vicini. La percentuale si è triplicata anno su anno in Giappone (dal 6 al 18%) ed è aumentata del 10% in Francia (dal 5 al 15%). Si sono registrati aumenti significativi anche in Cina, dove i lavoratori che si comportano in questo modo sono passati dal 19% del 2006 al 26% del 2007, e nel Regno Unito (dal 6 all’11%). In Italia la percentuale è salita del 6%, passando dal 12% del 2006 al 18% del 2007.

Utilizzare file aziendali con dispositivi personali, senza adeguata protezione IT: accedere alle reti aziendali e ai file con device non protetti dal team IT è un rischio per l’impresa, per le sue informazioni e per i dipendenti. Con la crescita del numero dei lavoratori in remoto, lo studio ha evidenziato una maggiore portata (dal 45% al 49%) di questo comportamento.

E’ ampiamente diffuso in vari Paesi, quali la Cina (76%), gli USA (55%), il Brasile (52%) e la Francia (48%). Anche in Italia il comportamento è molto diffuso: il 49% degli intervistati ha dichiarato di averlo fatto nel 2007, contro il 45% dell’anno precedente.

Fonte: The Inquirer.it

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore