I computer che verranno

FormazioneManagement

Gli scenari per le evoluzioni tecnologiche e di mercato del personal computer.

Novità tecnologiche e scenari di mercato si sono succeduti al System Builder Summit, organizzato da Gartner Event, a Montecarlo dal 14 al 16 maggio. Gli oltre 220 system builder si sono incontrati con circa 70 vendor nelle 1400 sale prenotate per incontri one-to-one, per stringere accordi e informarsi sulle evoluzioni dei componenti. Nei tre giorni del summit sono stati anche votati i vincitori del Best of System Builder Summit Europe Awards: Ati è risultato il miglior fornitore hardware e il miglior vendor; SoftThinks è stato premiato per il software, miglior programma marketing è risultato quello di nVidia, migliore presentazione quella di Phoenix Technologies. Tre analisti di Gartner in particolare hanno illustrato le evoluzioni nel mercato delle aziende, in quello residenziale e in generale nel dare vita a nuovi modelli di pc: quale processore adottare, quali priorità considerare, quali nicchie di mercato approcciare, quali problemi affrontare. Un vademecum sicuramente interessante anche per gli assemblatori italiani.

Anche nel 2003 i budget destinati all’information technology sono conservativi se non addirittura tagliati, i pc verranno rimpiazzati in base al bisogno spicciolo, in quanto non sono più percepiti come strategici, stanno rapidamente raggiungendo lo status di utility. Anche quando il mercato ripartirà, e gli ultimi due trimestri mostrano infatti segni di ripresa, sarà il business e l’uso che se ne intende fare a guidare la domanda di computer, non tanto la tecnologia. Così ha esordito Ranjit Atwal, l’analista di Gartner che ha presentato diversi scenari per il mercato dei pc che si basano soprattutto sulla lunghezza di vita dei prodotti, un elemento che impatta notevolmente sulle previsioni in quanto anche piccoli cambi nel ciclo di vita dei pc hanno forti ripercussioni sull’andamento generale. In un settore ormai di sostituzione come quello dei pc, un allungamento della vita dei prodotti ha un effetto profondo sulla crescita del mercato. Sono quindi state fatte tre ipotesi, la prima in cui la vita media sia di circa quattro anni, una in cui sia di qualche mese più breve e la terza in cui si allunghi fino a cinque anni. Ognuno di questi scenari mostra in ogni caso una crescita del mercato della sostituzione dei pc, che ha già preso il via nel 2002. Va ricordato infatti che nel ’99 all’avvicinarsi del fatidico anno 2000 la maggior parte delle imprese aveva provveduto a rinnovare buona parte del parco macchine. Il 2001 si è per conseguenza rivelato l’anno peggiore, a partire dal quale però la curva ha ripreso a salire. Il 2003 si concluderà in maniera differente a seconda che prevalga uno scenario piuttosto che un altro, ovviamente quello più ottimistico è quello che prevede la vita più breve dei pc con picchi di crescita che superano il 30%. Nel caso di una durata di quattro anni, i picchi si aggirano attorno al 20%. Nel caso il pc abbia cinque anni, infine i picchi sono poco al di sopra del 5%. I fattori che spingono o rallentano la sostituzione di un pc sono sia di carattere finanziario, sia tecnologico e di business. Con il passare del tempo infatti, i costi di mantenimento dei computer crescono, la garanzia si estingue, i termini di leasing scadono. Nello stesso tempo si fanno strada nuove tecnologie, come le reti wireless, altri sistemi operativi, mentre le applicazioni cambiano e le vecchie macchine potrebbero non essere compatibili o essere inadeguate a supportare i cambiamenti, rallentando le loro performance sensibilmente. Ecco perché in un lasso di tempo più o meno lungo la produttività di un pc si abbassa. Gartner ha valutato che un desktop continua ad avere un livello di produttività accettabile per circa 48 mesi, i notebook invece invecchiano prima: dopo circa 36 mesi il loro livello di produttività è già inaccettabile. Ma accanto a questi fattori che tendono a favorirne la sostituzione, altri elementi cospirano invece per rallentarne il ciclo. Primo fra tutti la riduzione dei budget it e i costi di smaltimento; in molte aziende inoltre si registra un eccesso di capacità hardware. Secondo Ranjit Atwal durante il 2003 a determinare la fine della vita dei pc sarà piuttosto la veneranda età, che le necessità tecnologiche, ma la situazione è diversa a seconda del tipo di azienda e del lavoro che i computer si trovano a svolgere: dove i pc vengono usati intensivamente, dove occorrono doti grafiche di alto livello, dove devono far girare un largo numero di applicazioni i pc avranno una vita più breve, fino a un minimo di 26 mesi circa per un notebook; in un ambiente statico dove i pc svolgono funzioni fisse i tempi si allungano fino ai 60 mesi per alcuni desktop. Ecco perché l’assemblatore deve cercare di capire al meglio i bisogni dei diversi tipi di aziende: In quanto – sottolinea Atwal – il ruolo dell’assemblatore è quello di aiutare gli utilizzatori a fare la scelta giusta. È infatti provato che le organizzazioni che gestiscono i propri asset accuratamente possono ottenere un risparmio fino al 20% della gestione in 9 mesi. Saranno perciò i bisogni del business di un’azienda a guidare la decisione su quale computer acquistare e quando sostituire le vecchie macchine, le proposte dell’assemblatore non possono più prescindere dall’analisi del ritorno degli investimenti e sul total cost of ownership. I nuovi pc vanno quindi uniti all’uso che si intende farne. Nella trattativa è consigliabile dare un prezzo all’intero deal piuttosto che al singolo pc. Altri aiuti per essere più competitivi e soddisfare meglio il cliente, sempre secondo Atwal, sono quelli di aderire il più possibile agli standard per ridurre i costi di supporto, di accompagnare l’acquisizione con proposte di finanziamento, di mettere nel contratto anche il tipo di supporto e i servizi e di far leva sui vendor per ridurre i costi di supporto. Un elemento sempre più importante da tenere in considerazione sono i costi di smaltimento dei computer. Attualmente nell’Europa Occidentale c’è una base installata di 80 milioni di personal computer, circa 17 milioni sono stati dismessi nel 2002 – ha chiarito Atwal – la nuova legislazione europea sullo smaltimento verrà recepita dai diversi paesi nei prossimi cinque anni. Attualmente sono i proprietari i responsabili dello smaltimento, ma in alcune aree la responsabilità passerà ai produttori, come nel caso degli imballaggi, che dovranno ricaricarli sul prezzo finale del pc. I costi di riciclaggio possono portare a un aumento dei prezzi per l’utente finale di una cifra che varia da 10 a 50 dollari, per lo smaltimento e per i costi di sanitizzazione fino a 120 dollari.

Molti, secondo Annette Jump di Gartner Dataquest, i cambiamenti che si prospettano nel 2003 per i pc sia all’interno del box sia fuori. Fra questi uno dei più evidenti sarà l’affermazione dei monitor lcd le cui vendite cresceranno con il diminuire dei prezzi. In ogni caso il mercato dei computer è destinato a crescere nel 2003: quest’anno secondo Gartner verranno venduti circa 42 milioni di pc in Europa con un incremento di circa il 6-7%, nel 2004 le cose dovrebbero andare anche meglio con una crescita fino al 10% per un totale di circa 48 milioni di pc. A crescere di più saranno naturalmente i paesi dell’est con punte superiori al 20%, ritmi ormai dimenticati dall’Europa occidentale per cui appunto il tetto del 10% rappresenta la massima potenzialità. Il mercato, sempre secondo Gartner, è destinato a mantenere una leggera crescita almeno fino al 2007 anche se a ritmi inferiori. E in questo periodo saranno proprio gli assemblatori a guadagnare quote di mercato a scapito delle grandi multinazionali. A livello tecnologico entro il 2005 saranno i bus seriali a dominare l’architettura dei pc sia in ambito domestico sia aziendale, in quanto eliminano il bisogno per i componenti del sistema di essere in stretta prossimità e riducono gli errori potenziali di dati, inoltre consentono alle piattaforme dei pc di evolvere in nuovi stili senza compromettere le performance. Oltre a quelle dei bus seriali le tendenze per i pc di ultima generazione sono attualmente le porte Usb 2 per collegare le periferiche a desktop e notebook con performance fino a 480 Mbps, l’hyper-transport che a livello di chip consente performance da 0,4 a 12,8 Gbps. Sempre a livello di chip il 2003 sarà l’anno di Pci Express con performance da 0,3 a 10 Gbps, un bus quindi sempre più veloce per lo scambio di dati fra il processore, le schede e le periferiche come la scheda grafica o il modem, che abilita la prossima generazione di strumenti grafici e di applicazioni multimedia. Quest’anno dovrebbe vedere l’affermazione di Gigabit Ethernet anche a livello di desktop, si parla di pc aziendali. Il 2004 invece dovrebbe essere caratterizzato dalla tecnologia Serial Ata con performance fino a 1,6 Gbps per lo scambio di dati negli hard disk drive interni. I monitor che accompagneranno questi computer saranno sempre più lcd, i vantaggi dei monitor crt infatti si possono riassumere in una migliore accuratezza dei colori e in un costo inferiore. Ma anche gli lcd stanno sperimentando un prezzo sempre inferiore e dalla loro parte hanno prima di tutto il grande vantaggio di essere poco ingombranti, di consumare meno e di avere emissioni ridotte. Nello stesso tempo sono più ergonomici, affaticano meno gli occhi, hanno una durata media più lunga e pesano molto meno. In definitiva hanno un total cost of ownership migliore.

L’altra grande tendenza del 2003 è l’affermazione dei notebook che piano piano stanno diventando abbordabili anche per gli assemblatori. Questo mercato per Gartner si divide in tre segmenti: il desktop replacement con una quota del 50%, mainstream con il 45%, e gli ultraportatili con il 5%. A loro volta i notebook di desktop replacement si dividono di due macrocategorie: value e performance. Il portatile di tipo value si rivolge soprattutto al mercato consumer o alle aziende attente ai costi, utilizza un processore Celeron, o Pentium (4Dt o 4Mt) o un Athlon Xp, pesa circa tre chili e mezzo con un video da 12 a 15 pollici e ha tre spindle, quindi tre memorie di massa, tipicamente disco fisso, lettore di floppy e cd-rom e batterie opzionali. È ottimizzato per i bassi costi con un processore veloce ma poca memoria. Si basa su un Pentium 4 Pm o un Athlon Xp il notebook del segmento performance, dedicato ai professionisti che lavorano qualche ora anche a casa o che passano alcuni periodi lontani dall’ufficio. Il peso è più o meno lo stesso, sempre con 3 spindle e schermo a 15 pollici. I portatili mainstream si rivolgono a chi ha un lavoro che lo spinge a spostarsi continuamente, è leggero, sottile e governato da un processore Pentium (4Pm o M), Athlon Xp o Centrino, pesa circa due chili e mezzo, con uno schermo a 14 pollici e 2 spindle. È ottimizzato per avere buone performance e batterie che ne garantiscano una certa autonomia. Con un peso inferiore ai due chili il segmento degli ultraportatili è il top di gamma, sarà quindi basato su Centrino, su Pentium M o 3 Pm. Parlando di mobilità ha sostenuto Jump non si può evitare di citare Centrino, l’architettura di Intel per i notebook già predisposta per le Wireless Lan. Centrino dovrebbe semplificare la vita ai system builder permettendo loro di entrare più facilmente nel mercato dei notebook. Intel è profondamente impegnata in questa iniziativa mettendo a contatto i system builder con i produttori odm di Taiwan e mettendo a disposizione fondi per fare marketing. La società di Santa Clara sta investendo pesantemente anche nella creazione di hot spot, cosa che dovrebbe far proliferare la scheda wireless 802.11 nei notebook per i prossimi 18 mesi. Centrino non è l’unico modo per entrare nel mondo dei notebook, per capire quale strada scegliere è necessario vagliare oltre all’offerta tecnologica quali strumenti di marketing e quali servizi vengono offerti. In ogni caso è sempre consigliabile associare il proprio nome ai fornitori più importanti per fare leva sul prestigio del loro marchio.Le Wireless Lan contribuiranno a promuovere il mobile computing, eliminando i costi di cablaggio, inoltre, nelle case saranno il pretesto per riuscire a vendere ulteriori dispositivi, negli uffici consentiranno di fare meeting ad hoc e di collegare i roaming workers, nelle scuole la configurazione flessibile consentirà di cambiare la struttura in base alle necessità, nei luoghi pubblici gli hot spot permetteranno di essere produttivi anche fuori dagli uffici o di fare meeting, praticamente ovunque ci si trovi. Annette Jump ha concluso il suo intervento con una raccomandazione: I pc non sono tutti uguali, uno non vale l’altro, l’hardware è la base su cui poggiano tutte le potenzialità di un pc, anche piccole differenze cambiano notevolmente le potenzialità di pc, decidendo quali applicazioni far girare o quali periferiche utilizzare. La tecnologia è quindi rilevante: deve essere a basso prezzo ma nello stesso tempo aggiungere valore al business, migliorare la produttività, andare incontro alle diverse esigenze di utenti differenti.

Il mercato consumer dell’Europa occidentale è stato pari nel 2002 a poco più di 10 milioni di computer, quasi un milione in più rispetto al 2001. La crescita è dovuta principalmente ai notebook, in effetti la percentuale di mobile pc comprati negli scorsi dodici mesi è raddoppiata, ha sostenuto Roberta Cozza, Gartner analyst. Sempre di più i system builder si stanno avvicinando al mondo della mobilità e d’altra parte in Europa giocano un ruolo considerevole: il 54% dei pc consumer in Europa sono white box. Un indagine condotta da Gartner mostra che la maggior parte degli europei non ritiene importante che il proprio pc abbia un marchio, un segno di fiducia verso gli assemblatori, che se per Germania, Francia, Inghilterra, Spagna è pari al 64%, in Italia tocca il 67% e sale addirittura al 73% in Norvegia. I system builder sono quindi chiamati alla prossima sfida del mercato consumer: guidare gli utenti home, frastornati dalle diverse opzioni, alla realizzazione della casa digitale. Una definizione che Roberta Cozza definisce un abitazione in cui i dispositivi digitali sono usati attivamente per informarsi, comunicare, divertirsi e accedere a servizi commerciali. Significa disporre di una connessione fissa a due vie per stabilire in tempo reale l’accesso ai servizi esterni e avere più di una piattaforma digitale, non il solo pc quindi ma anche una console per i videogiochi o un media center. È necessaria inoltre una rete interna per collegare i dispositivi e distribuire gli accessi e una serie di componenti digitali, per esempio, per lo storage. Deve disporre anche di più di un servizio digitale come un accesso web, la televisione digitale, l’e-mail. I principali ostacoli che i consumatori si trovano ad affrontare sono l’interoperabilità dei dispositivi e la non disponibilità di un’offerta chiara di banda larga. Soprattutto in quest’ultimo caso grande è la confusione sotto il cielo, non sono in molti a sapere di cosa si tratta e quali vantaggi possa portare. In Italia, per esempio, meno del 20%, sa esattamente di cosa si tratta, il 15% la conosce vagamente, ma più del 50% della popolazione non ne ha mai sentito parlare. La Spagna ha una situazione simile alla nostra, in Francia la situazione è anche peggiore a causa, probabilmente, della peculiare tradizione del Minitel. Solo in Inghilterra più del 25% capisce pienamente cosa significhi parlare di broadband, mentre meno del 20% non ne ha mai sentito parlare. I più avanzati sembrano essere gli svedesi: quasi il 70% è perfettamente a conoscenza della banda larga e meno del 10% non ne ha mai sentito parlare. La crescita di questo mercato, d’altra parte è, secondo Roberta Cozza, destinata ad avere ritmi elevati nell’Europa occidentale: gli accessi broadband residenziali, che erano circa 8 mila nel 2002, dovrebbero superare i 25 mila nel 2007, arrivando a coprire il 15% delle abitazioni. Ogni ritardo nell’adozione della banda larga – ammonisce Cozza – si ripercuote negativamente sull’affermazione di una serie di apparecchi come la televisione digitale. La rivoluzione della casa digitale prenderà il via dal computer, che attualmente in Europa occidentale ha un tasso di penetrazione nelle famiglie del 31,2%, con un massimo del 44% nella solita Svezia e un minimo del 12,7% in Grecia, l’Italia è in posizione medio-bassa con uno scarso 20,5%. Oggi – spiega Cozza – il pc è ancora visto come uno strumento non particolarmente glamour, che deve avere un posto specifico in casa, spesso un po nascosto o defilato, in genere dove si studia. Nella casa digitale il pc si moltiplica in differenti piattaforme e si posiziona in diverse stanze, dal soggiorno alla camera, in base all’uso che se ne deve fare: music center, game center, set top box per la televisione. Il system builder che vuole entrare in questo mercato deve porre attenzione all’interoperabilità dei diversi dispositivi che si completeranno e allo stesso tempo competeranno fra loro. Purtroppo il quadro tecnologico attuale vede ancora troppi protocolli e un’interoperabilità ancora non sufficiente. Dal momento che la digital home sarà un ambiente multipiattaforma il successo dei prodotti di un system builder dipenderà dalla capacità di interagire con gli altri dispositivi. L’interoperabilità deve essere quindi un obiettivo chiave nel design di ogni nuovo apparecchio. Secondo Gartner comunque gli standard di comunicazione che trionferanno nella casa digitale del prossimo futuro saranno il protocollo 802.11g per le Wireless Lan all’interno dell’appartamento, la Powerline da 14 a 50 Mbps la tecnologia che consente la trasmissione di dati con standard Ethernet nell’ambito di un circuito di distribuzione dell’energia elettrica che evita la necessità di posa dei cavi di rete, l’Ofdm (Orthogonal Frequency Division Multiplexing) per trasmissione dati da 200 a 400 Mbps. Roberta Cozza parla di più di 20 mila case digitali entro il 2007. Per essere realistici la crescita accelererà a partire dal 2004, ma questo rimarrà un mercato di nicchia fino al 2006-7. L’opportunità di business per gli assemblatori è guidata da un inferiore peso del marchio in un mercato che ormai vede il pc come una commodity. La differenziazione fra le varie offerte non deriva da cosa c’è nel case, sarà il servizio, il supporto, la capacità di capire il cliente a fare la differenza. Un ostacolo all’affermazione della casa digitale sono i problemi di copyright con l’industria dell’intrattenimento (musica, film, giochi) se l’informatica non riuscirà a garantire la sicurezza della riproduzione si avrà un ritardo nell’offerta di servizi e contenuti per il pubblico che così sarà meno incentivato a dotarsi di dispositivi digitali.

Autore: ITespresso
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