I costi del Copyright UE

CyberwarMarketingSicurezza

La decisione di allungare il periodo di durata del copyright di vent’anni, non è una riforma a costo zero: l’estensione ha dei costi. Vediamo quali

L’Unione europea (UE) ha esteso il copyright a 70 anni. La cosiddetta Legge Cliff, che in realtà si chiama “Nuove regole sui termini di protezione delle registrazioni musicali”, è un favore all’industria musicale. Il mercato delle sette notte, messo in ginocchio da errati business model che hanno espostol’industria musicale alla “pirateria”, ipoteca di altri 20 anni la durata del diritto d’autore nella UE.

Il passaggio da 50 a 70 anni era stato chiesto a gran voce da una vecchia gloria degli anni ’60, Cliff Richard. Ma la decisione di allungare il periodo di durata del copyright di vent’anni, applaudita dalla International Federation of Phonographic Industry (IFPI), non è una riforma a costo zero: l’estensione ha dei costi. Vediamo quali.

In un periodo di crisi economica, l’Europa estende il copyright accollandosi un miliardo di euro di costi. Il calcolo è stato fatto da Martin Kretschmer dell’Università di Bournemouth. Forse Belgio, Svezia e Olanda, che, a differenza dell’Italia, avevano opposto ostruzione alla norma Cliff, vi aveva visto giusto: l’80% dei proventi dai diritti d’autore finisce nelle tasche delle Major e soltanto il 28% a favore degli artisti, ma l’allungamento mette una seria ipoteca sul mercato dei mash-up e sulla creatività digitale. Queste sono le decisioni che hanno portato il Partito Pirata tedesco al 9% nelle recenti elezioni tedesche. Ma soprattutto queste sono le decisioni che dimostrano come la UE non creda nel “tagliando digitale”: l’effetto Internet non distrugge posti di lavoro, ma li crea. Il Rapporto McKinsey, presentato in occasione dell’e-G8, afferma che a livello globale la Rete vale 1.600 miliardi di dollari e Internet crea 5 nuovi posti di lavoro ogni due cancellati dai business online. Il mercato digitale fa impennare il Pil, anche nella musica online, senza dover imbrigliare la creatività con leggi anacronistiche come l’estensione UE del copyright.

Solo la Siae è un peso, sempre più insostenibile per l’Italia: la SIAE “costa agli autori, ai discografici e ai fruitori di opere musicali protette (quindi ai consumatori) 13,5 milioni di euro all’anno“. Lo rivela uno studio dell’Istituto Bruno Leoni che fa i conti in tasca a Siae e a tutte le sue inefficienze. Secondo una precedente inchiesta di Altroconsumo, il personale Siae è costosissimo, pesa per il 76% sui cont i della società autori ed editori, e i costi della macchina sono esagerati rispetto alla tutela del copyright in Usa e Uk. Infatti i paesi anglosassoni spendono il 17% in meno per il diritto d’autore, mentre la Siae costa 193 milioni di euro all’anno (e così si spiega perché non riesce a rinunciare al famigerato bollino Siae, bocciato dalla Cassazione e dalla Corte europea). Fino allo spettro del commissariamento. Fra gli “enti da abolire”, per far quadrare il bilancio dello Stato italiano, sotto pressione per il suo debito, la Siae sarebbe in prima fila.

I paesi membri della UE hanno due anni di tempo per recepire l’estensione del copyright da 50 a 70 anni.

Allungato di 20 anni il copyright nella UE
Allungato di 20 anni il copyright nella UE
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore