I filtri P2p hanno un nuovo nemico, Google

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La neutralità della Rete è minacciata dai filtri antipirateria: ma il motore di ricerca offre un tool per monitorare lo stato della banda larga

I Digital divide si diversificano: non c’è solo il divario di chi non ha banda, ma c’è anche il divario di chi ha la banda larga, ma limitata dai filtri anti Peer to peer.

I filtri P2p hanno un nuovo nemico: Google, difensore da sempre della neutralità della Rete. Lo riporta The Register .

Il tool del gigante di Mountain View vuole scoprire cosa c’è dietro ai provider che filtrano la banda per limitare il file sharing e il traffico degli utenti online.

Google vuole difender e l’accesso universale degli utenti (e lo ha ripetuto nei giorni scorsi,anche a proposito della “macchia nera” della censura online in Cina).

Google svilupperàsoftware tool per sapere cosa succede alle connessioni broadband degli utenti, sottoposte a filtri che minacciano la neutralità della Rete.

Richard Whitt, senior policy director di Google, vuole consentire agli utenti di scoprire eventuali pratiche di traffic shaping da parte dei provider. L’affaire è venuto a galla con il caso Comcast, ma in realtà in gioco è di più: Google vuole difendere il principio della libertà di innovare e sviluppare nuovi servizi.

Google filtra i contenuti in Cina, ma lo fa per ottemperare alla legislazione di Pechino e lo fa in maniera trasparente. I filtri P2p sono invece opachi e nascosti.

La neutralità della Rete è un valore, altrimenti i provider potrebbero assicurare il servizio di connessione con una corsia privilegiata per alcuni contenuti rispetto ad altri, realizzando un’architettura progettata per svantaggiare alcuni servizi rispetto ad altri (per esempio un VoIp rispetto ad un altro).

Con i filtri P2p, a rischio sono i servizi video e il VoIP: lo dice anche la Trans-Atlantic Consumer Dialog (TACD), una coalizione che riunisce 65 organizzazioni europee e statunitens i, e che ha chiesto ai governi di adottare politiche che garantiscano che la rete sia neutrale.

Dopo Comcast in Usa, è scoppiato in Europa il caso Virgin Media, il primo Isp europ

Autore: ITespresso
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