I grattacapi di Facebook: privacy e bottone Like

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I grattacapi di Facebook: privacy e bottone Like

Il bottone “Mi piace” sarebbe stato brevettato da uno sviluppatore olandese: ora è causa al social network di Mark Zuckerberg. Cresce negli USA il timore per la privacy su Facebook, dopo il lancio di Graph Search

A metà gennaio Facebook ha introdotto Graph Search, la ricerca social. Ma un’ondata di panico si sta scatenando negli USA: tutti ora vogliono aumentare il livello di sicurezza, decidendo con maggiore accortezza che cosa vogliono rendere pubblico del proprio profilo e che cosa no. Gli utenti, timorosi di vedere “mesaa in piazza” la propria vita privata, stanno eliminando dai loro profili: foto, opinioni e informazioni personali. Sebbene siano informazioni non riservate, non di desidera che siano disponibili sotto gli occhi di chiunque. Un miliardo di persone al mondo, pari a un settimo della popolazione mondiale, ha un diario online o utilizza il social network di Menlo Park per motivi professionali. Tuttavia, ora che gli inserzionisti sono pronti a setacciare quest’oceano di informazioni – dall’età dei figli a quella del coniuge, dai gusti enogastronomici a quelli musicali – cinema e letture, siamo tutti diventati un “libro aperto”, agli utenti spuntano i primi dubbi. Il Pew Research Center ha già fotografato la disaffezione verso Facebook: dall’ultima indagine «Internet and the american life» emerge che il 27 per cento degli americani adulti è deciso a diminuire la sua presenza su Facebook (contro il 3 per cento che l’aumenterà). Nel frattempo l’Unione europea (UE) sta cercando di semplificare i rapporti intracomunitari in tema di Privacy, in modo che l’applicazione della normativa sia valida in tutta Europa, senza creare eccessive disparità fra Stato e Stato.

Ma la privacy non è l’unico grattacapo di Facebook. Il social network guidato da Mark Zuckerberg ha ricebuto una querela. Un programmatore olandese, poi morto, avrebbe brevettato il bottone Like, il popolare e virale Mi piace, nel 2002. Adesso i legali pretendono i diritti. Joannes Everardus Jozef Van Der Meer, deceduto nel giugno del 2004, pioniere di un web libero, aveva depositato due brevetti (US Patent. 6.415.316 e US Patent. 6.289.362) e poi aveva registrato il dominio “www.surfbook.com”, di cui nulla si sa perché lo sviluppatore morì poco dopo. Ancora una volta Mark Zuckerberg sarà costretto a mettere mano al portafoglio per chiudere un contenzioso? Può darsi.

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Autore: ITespresso
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