I negozi artificiali, tra mito e curiosità

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L’intelligenza artificiale sbarca anche nei negozi alimentari. Dopo Uber e Airbnb, Amazon, con l’acquisto della catena di supermercati americani Whole Foods, sta sperimentando un modello di vendita senza commessi. E i lavoratori?

Ci stiamo avvicinando a passi da gigante ai negozi artificiali, dove non si vendono solo servizi, come Uber o Airbnb, ma anche alimentari. L’intelligenza artificiale e la trasformazione conseguente stanno entrando con forza nella vita delle persone, ma anche degli oggetti, delle macchine.

Da qui nasce l’idea, per ora sviluppata in Svezia ma perfezionata e testata in Cina, di creare un vero e proprio negozio di alimentari, fisico, ma senza personale, dove l’esperienza d’acquisto viene supportata da un ologramma, dai sensori, dalle app e dal Qr code. Detta così, e letta in questo modo, può certamente ‘far drizzare i capelli’ specie se pensiamo all’Italia e alla ‘materialità’ sulla quale ha fondato anni e anni di esperienze lavorative. L’Italia è per antonomasia la terra dell’agricoltura, dell’industria manifatturiera, solo per citare due segmenti ma, da qualche anno a questa parte, con l’avanzata della tecnologia, dell’intelligenza artificiale e di quel suo lato oscuro, si fa sempre più attuale la diatriba tra aumento dell’intelligenza artificiale e riduzione dei posti di lavoro. E, l’esempio del negozio mobile senza cassa e personale, di cui racconta Mit Technology Review, calza perfettamente tra paure, novità e curiosità.

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Il negozio si chiama Moby Store ed è stato lanciato da una startup con sede a Stoccolma, la Wheelys. Partita come azienda produttrice di chioschi ambulanti su biciclette a tre ruote, oggi sta sperimentando questo nuovo modello di fare ‘commercio’, sperimentando, appunto, un modello di negozio aperto 24 ore su 24 e automatizzato completamente. Oggi i test si stanno tenendo nel campus dell’università di Hefei, a 450 chilometri da Shanghai, dove i docenti stanno mettendo a punto la tecnologia di questo tipo di punti vendita. Non sembra tanto strano questo fenomeno perché siamo abituati a pensare a realtà come Uber o Airbnb che sono già entrati nella testa delle persone, anche in Italia, ma la rivoluzione starebbe proprio nel commercio al dettaglio toccato dalla tecnologia. Un fenomeno simile è recuperabile da Amazon che, avendo appena acquistato la catena di supermercati statunitensi Whole Foods per circa 13,7 miliardi di dollari, sperimenterà un modello di vendita simile, senza commessi nel negozio Amazon Go per i dipendenti di Seattle.

Perché i test in Cina? Perché secondo il Better than cash alliance,  oltre il 60% delle transazioni effettuate quotidianamente dai sistemi di pagamento online cinesi sono stati fatti con lo smartphone. Secondo uno dei cofondatori di questa società, citato da Internazionale, il prossimo passo è puntare al miglioramento della tecnologia del negozio mobile, così come per la sicurezza. In un futuro, la startup pensa già a dotare l’ologramma del negozio di intelligenza artificiale in modo da renderlo in grado di consigliare i clienti o aiutarli a contenere le spese all’interno di un determinato budget.

Insomma, un futuro anche non troppo lontano, se si pensa che già alcune realtà simili stanno sbarcando anche nel bel paese, forse serve una regolamentazione sia per i lavoratori, sia per le tutele agli stessi, ma il futuro è incerto e chi può dirlo che questo tipo di attività non possa far crescere le opportunità lavorative con lavori che ancora oggi non si immaginano? Oggi questo fa sorridere, se si pensa che al momento il personale digitale sarebbe disponibile, ma molte società di analisi sottolineano che a fronte delle specializzazioni mancano le competenze.

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