I numeri dell’IPO di Twitter in uno scenario pre-bolla

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Si avvicina l’IPO di Twitter: senza profitti, potrebbe essere una quotazione più cara di quella di Facebook. Intanto sale il rischio “bolla” nel settore IT

Twitter ha alzato il prezzo dell’IPO fra 23 e 25 dollari per azione. Il servizio di microblogging ottiene un valore di capitalizzazione di mercato, al massimo, di 13.6 miliardi di dollari. Secondo Bloomberg, senza profitti, potrebbe essere una quotazione più cara di quella di Facebook.Infatti l’azienda verrebbe valutata 11.8 volte le stime di fatturato del 2014, ben oltre le 11.4 volte il rapporto prezzo/ricavi di Facebook. L’economista Max Wolff di ZT Wealth lo considera un evento emozionale. Reuters però spiega che Twitter ha alzato la forchetta dell’IPO del 25% a causa di una forte domanda.

Mentre Facebook era già profittevole quando si quotò al pubblico, Twitter hè in rosso per 64.6 milioni di dollari nell’ultima trimestrale, aullargando le perdite rispetto ai 21.6 milioni di dollari di un anno fa.

Twitter avrà 544.7 milioni di azioni common stock. Incluse le restricted e le opzioni, il micro-blogging di San Francisco, avrà 694.8 milioni di azioni complessive. Significa che Twitter potrebbe ricevere una valutazione al top di 17.4 miliardi di dollari.

Intanto sale il rischio “bolla” nel settore IT: le startup hi-tech con valutazioni multimiliardarie ma senza fatturato (o con fatturato, ma in rosso negli utili), crescono. Secondo Business Insider, la situazione di oggi assomiglia alla situazione del 1999, alla vigilia dello sboom della Net economy. Ad aiutare una bolla è lo scenario macroeconomico ad interessi zero, in cui le persone con un po’ di risparmi sono incoraggiati a fare investimenti ad alto rischio. Inoltre, non sono solo alti i prezzi degli assett It, ma anche i salari: e se la disoccupazione è alta, è bassa nel settore Ict. Da Fab.com a Pinterst fino a Snapchat, le valutrazioni sono generalmente alte: basta pensare che Yahoo! è tornata a fare acquisizioni miliardarie (vedi Tumblr) per aziende prive di fatturato, come già nel 1999. Insomma, al di là dell’IPO di Twitter, il rischio bolla sale. E se anche Andreessen Horowitz, colui che ha per primo finanziato Facebook, Twitter, Pinterest, Groupon e Zynga nell’arena del Web 2.0, tira un po’ i remi in barca, dicendo di non voler più investire nelle startup orientate al consumer agli stadi preliminari, un motivo ci sarà.

Non è il caso di Twitter, il cui adjusted Ebitda salirà dal 6 al 40 per cento nel terzo trimestre, mentre i margini lordi saliranno nella parte alta del range del 70% (Facebook è invece nella parte bassa del 7o%). L’azienda, guidata dal Ceo Dick Costolo, aumenterà la pubblicità per accelerare nel business dell’advertising ed investirà nell’espansione internazionale. Il 70% dei ricavi da advertising provengono da dispositivi mobili, e si tratta di una proporzione superiore a quella di Facebook.

Ma l’euforia intorno alle IPO 2.0 va guardata con un po’ di distacco, per non rischiare, visto che Bahl & Gaynor spiega: “Questo mercato sembra un po’ schiumoso e Twitter è la personificazione dell’attuale risky trade.”

Timore di Bolla 2.0?
Timore di Bolla 2.0? 

Autore: ITespresso
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