I prefabbricati middleware per uno sviluppo verticale

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Verticalizzazione sempre più spinta per l’offerta middleware di Ibm. L’obiettivo – afferma Roberto Zardinoni, Vp Software – è la messa a punto di soluzioni per singoli mercati.

Il 2004 sarà un anno importante per Ibm Software Group, la divisione Ibm che offre un’ampia gamma di soluzioni middleware. Ci si attende un profondo cambiamento, la cui portata è quasi simile a quella avvenuta nel 1999, quando il gruppo decise di uscire dalle soluzioni applicative per muoversi sul mercato attraverso una fitta rete di partnership con gli Indipendent Software Vendor. Il cambiamento in questione prevede il passaggio della divisione da un approccio prettamente product oriented a un approccio customer driven/ industry oriented, sempre più rivolto alle specifiche esigenze del cliente. “A volte è necessario avere il coraggio di cambiare, ha dichiarato Roberto Zardinoni, Vice President of Software Ibm South Region. Stiamo facendo un salto culturale importante, la cui formula prevede l’offerta di middleware ritagliata per i singoli mercati verticali. È un cambiamento che non ha impatto sugli investimenti compiuti in quest’ambito; il portafoglio dei prodotti software non cambia, rimane orientato sui cinque brand del gruppo. L’attenzione si focalizza però su 12 “speciality”, 12 aree tecnologiche, per le quali vengono messe a punto soluzioni middleware capaci di aiutare i clienti ad automatizzare e gestire sempre meglio i processi di specifici settori merceologici”. Il concetto di piattaforma middleware di Ibm poggia perciò sull’integrazione delle cinque famiglie di prodotto: i cinque brand principali (Db2, WebSphere, Tivoli, Lotus e Rational), il cui collante è rappresentato dalle applicazioni software verticali realizzate dagli Isv e dagli Ibm Software Partner. Il tutto affiancato da servizi e assistenza Ibm. Ad oggi Ibm SWG ha presentato 15 nuove soluzioni specializzate per tre settori verticali (finanziario, bancario e assicurativo), in grado di aiutare gli attori di questo mercato ad affrontare le sfide di business dei settori di riferimento. “L’evoluzione dell’infrastruttura middleware va verso una componentizzazione dei prodotti, ha enfatizzato Zardinoni, realizzati per componenti riutilizzabili. I vantaggi: il time-to-market, una volta che si ha un componente invece di riprogettarlo lo si riutilizza molto velocemente; la sicurezza della qualità del prodotto, perché si utilizza un componente già testato e quindi non si deve riscrivere il software”. Intanto Ibm si lecca i baffi per i risultati ottenuti nel corso del 2003. A livello mondiale la Corporation è cresciuta del 10%, per un risultato di 89,1 miliardi di dollari, e ha visto crescere tutte le tre aree di riferimento: Global Services, Hardware, Software. L’Europa ha ottenuto grandi performance, crescendo del 12%, incidendo sul risultato globale per il 32,7%. A livello mondiale il Software Group è cresciuto a due digit, del 12% per un valore di 4,3 miliardi di dollari, molto più del mercato di riferimento. E queste le performance per i singoli cinque brand che compongono l’intero portafoglio di offerta software. L’area Lotus ha tenuto, crescendo del 2%. Le novità principali in quest’ambito riguardano il passaggio della piattaforma di messaggistica a un ambiente aperto, con il lancio, lo scorso novembre, della piattaforma Lotus Workplace basata su Java. Il comparto Data Management, ha riportato un incremento del 5%. In questo contesto la struttura sta portando avanti un forte sviluppo sui prodotti in un’ottica di “Federated Integration Database. Un’attenzione particolare in quest’ambito viene data alle tematiche del Content Management e della Business Intelligence. L’ambito coperto dalla famiglia WebSphere appare uno dei comparti più interessanti, in crescita del 12%. Si tratta del software infrastrutturale per integrare e gestire un alto volume di transazioni, orientato all’integrazione delle applicazioni e dei processi di business. Il software Tivoli, ha ottenuto un risultato in crescita del 17%, in un segmento particolarmente complesso, quello del system management con un’attenzione specifica alle tematiche della sicurezza, una delle principali priorità in questo momento. Rational, è questa una delle aree più interessanti del segmento software. I risultati parlano di una crescita del 28%, relativa però solo al quarto trimestre dell’anno. “Si tratta di una delle acquisizioni più importanti per il gruppo, ha dichiarato Zardinoni. In quest’area gli sforzi societari vanno verso il rinnovo della suite applicativa, con l’obiettivo di integrare i software per evitare sovrapposizioni”. Come ha voluto sottolineare Zardinoni “Anche senza Rational, cioè senza il contributo derivante dall’acquisizione, la crescita del Gruppo è comunque significativa” . Ma quali i fatti salienti che hanno caratterizzato l’andamento di Ibm Software Group a livello mondiale? Eccone snocciolati alcuni: 3.145 nuovi brevetti registrati di cui 1.250 relativi al software; un forte investimento sulle piattaforme aperte, una per tutte i Web Services; 155 nuove alleanze con Isv; 25 nuove release di prodotto; una serie di acquisizioni complementari all’offerta Ibm, e in particolare quelle di Rational, Green Pasture, ThinkDynamics, Aptrix. E la versione italiana di Ibm Software Group che ruolo ha giocato in questo contesto nel corso del 2003? Nonostante il trend negativo del mercato, ha seguito le orme della corporation, riportando dati di crescita interessanti. Esattamente un +4%, che va a confrontarsi con un mercato del software italiano che ha riportato una performance del -2,2% (dati Assinform). Con una presenza cross industry ha riportato risultati significativi nel Finanziario, nella Distribuzione, nell’Industria e nel Pubblico. Tra le attività innovative portate avanti da Ibm Swg in collaborazione con i partner nel 2003 vi è il lancio di 11 Software Solution Center e 13 Lotus Innovation Center, distribuiti sul territorio per contribuire allo sviluppo delle Pmi. Prosegue, inoltre, l’impegno della realtà nella Ricerca innovative per Ibm Swg, che sono: l’Autonomic Computing, l’On Demand Pricing Model Egine e il Grid Computing. Barbara Torresani

Autore: ITespresso
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