I ritardi dell’Agenda Digitale

Autorità e normativeAziendeMarketingMercati e Finanza
I ritardi dell'Agenda Digitale
0 0 1 commento

L’elenco dei ritardi nell’Agenda Digitale, senza l’analisi delle motivazioni alla base, non aiuta: adesso è l’ora di fissare una tempistica scandita con criterio e di accountability

La Commissione Trasporti della Camera ha ufficializzato che sui 55 adempimenti implementati negli emendamenti emanati attraverso i Decreti Crescita e del Fare nel biennio 2012 – 2013, soltanto 17 sono stati adottati e 21 sono addirittuta scaduti. Oltre alle accuse di inefficienza imputate all’Agenzia, si denuncia la scarsa trasparenza nello sviluppo degli Open data.

Il report della Commissione Trasporti della Camera dello scorso 5 marzo mette nero su bianco i conclamati ritardi dell’Agenda Digitale, ma un osservatore attento come Alfonso Fuggetta punta il dito contro la tempistica imposta dal legislatore in fase di emanazione dei decreti. Senza cambio di passo, non si poteva fare meglio. Proprio a causa di questi slittamenti, Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, ha di recente avanzato la proposta di un digital compact per obbligare i Paesi ad investire in innovazione IT: l’estensione della fatturazione elettronica a regioni e comuni, i pagamenti elettronici e il fascicolo sanitario elettronico, possono generare 8-10 miliardi di euro di risparmi “della macchina pubblica” (più 5-6 miliardi di risparmi in Sanità). Ma Francesco Caio ritiene che “sulla fatturazione elettronica, la cui legge è del 2008, in 6 mesi siamo riusciti a fare più di ciò che si è riuscito a fare negli ultimi 4 anni. Stime del Politecnico di Milano dicono che quando tutti i progetti saranno avviati il risparmio per lo Stato potrebbe essere nell’ordine di 30-35 miliardi, l’equivalente di un paio di manovre”.

Poiché ogni euro di investimento nel settore ICT è in grado di generare un incremento sul PIL nazionale pari a 1,45 euro, provocano sconcerto i ritardi dell’Agenda Digitale. Sono 30 milioni gli italiani che navigano in Rete e 4 milioni gli utenti che usano uno smartphone per lavoro, ma le applicazioni della Pubblica amministrazione (PA) sono ancora scarse; inoltre le fasce di popolazione, soprattutto tra gli anziani,  vanno alfabetizzate. A livello europeo, solo l’1,7% delle imprese con più di 10 dipendenti è al passo con l’uso completo degli strumenti digitali, mentre il 40% delle aziende non usano ancora il web. D’altra parte l’Agenda Digitale è in grado di creare occupazione, a differenza di altri settori manifatturieri o tradizionali, in crisi: John Higgins, direttore generale DigialEurope, ritiene che l’Europa necessita di 500 mila posti di lavoro digita entro il 2015; e da 730 mila a 1,3 milioni al 2020, ma dipenderà dal ritmo di crescita economica.

I ritardi nell’Agenda Digitale ci sono, ma non è puntando il dito contro qualcuno che si risolvono i problemi. L’elenco dei ritardi, senza l’analisi delle motivazioni alla base dei ritardi, non aiuta: adesso è l’ora di fissare una tempistica scandita con criterio e di accountability.

La fatturazione elettronica prenderà il via dal 6 giugno prossimo: gli operatori economici, fornitori di beni o servizi per le pubbliche amministrazioni, avranno l’obbligo (previsto dai commi da 209 a 213 dell’art. 1 della Legge n. 244/2007) di trasmettere le fatture di pagamento solo in modalità elettronica.

I ritardi dell'Agenda Digitale
I ritardi dell’Agenda Digitale
Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore