I servizi locali della PA locale non decollano

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Luci e ombre sulla Pal: Assinform afferma che la Pubblica Amministrazione locale utilizza solo un terzo dei fondi disponibili e denuncia ancora una volta il ricorso eccessivo all’in house

La Pubblica Amministrazione Locale (Pal) non ha ancora trovato la strada per modernizzarsi e non gode di un alto gradimento da parte dei cittadini, perché i servizi online sono solo di “vetrina” e informativi, privi dei servizi interattivi che sfruttano la banda larga.

Ancora una volta il terzo rapporto Assinform sulla PA locale denuncia che la Pal sfrutta solo un terzo dei fondi disponibili e ricorre troppo all’in house. Ennio Lucarelli, presidente di Assinform, spiega: “Da un aumento del mercato protetto dell’in house che, diventato la modalità di fornitura largamente prevalente nei contesti regionali e non consente, di fatto, un controllo sulla spesa e sulla qualità delle forniture e dei servizi erogati”.

Dal Rapporto Assinform emerge che ricorrono all’in house il 73% delle Regioni. Poichè da questi enti transita il 60% del totale della spesa It della Pal, ne consegue che a soffrire è la concorrenza nell’Information Technology. Con risultati di servizi poco evoluti, dal gradimento è bassissimo.

La spesa della Pubblica Amministrazione Locale nel 2009, per la prima volta, registrerà un tasso negativo (- 0,6%) per 1371 milioni di euro (che azzera la modesta crescita del 2008 rispetto al 2007). Ma a pesare è soprattutto il fatto che le risorse disponibili rimangono inutilizzate. Infatti, dal 2002 al 2007, sono arrivati alle Regioni, tramite gli Accordi di Programma Quadro, fondi per 1259 milioni di euro. A metà del 2007, all’ultima verifica del Ministero del Tesoro, ne risultavano spesi appena 349 milioni, pari al 27,7%. Sono ancora da spendere fondi per 910 milioni nell’innovazione pubblica locale.

E i risultati sono soitto gli occhi di tutti: l’utilizzo dei servizi online da parte dei cittadini italiani, è bassissimo: appena il 15% per l’Italia, a fronte del 32% della Gran Bretagna, 43% della Francia, 33% della Germania e del 28% della media dell’Ue a 27.

La diffusione di carte elettroniche è quasi ferma: appena il 3,7% dei Comuni ha distribuito la Carta d’Identità Elettronica. Non esaltante nemmeno la situazione delle carte regionali dei servizi, emesse dal 37% delle Regioni.

In positivo sono solo la penetrazione dei PC e le connessioni Internet.

P osta Elettronica Certificata (PEC) e Firma Digitale risultano implementate nella maggior parte delle Province (73,3% la PEC e 86,7% la firma digitale) e delle Regioni (rispettivamente al 75% e al 93,8%), ma poco nei Comuni (44% e 39,2%) e in particolare nei centri più piccoli. E’ ancora basso il livello di integrazione informatica tra i Comuni e gli altri Enti Territoriali, con solo il 27% di questi connessi all’SPC (Servizio Pubblico di Connettività) e alla rete regionale (RUPAR), mentre è ancora molto bassa la penetrazione di sistemi di integrazione applicativa (il picco di utilizzo è appannaggio delle Regioni, con il 6,3%).

Scarso è l’utilizzo delle tecnologia Voip, utilizzate su larga scala solo dal 26,7% delle Province, dal 13,3% delle Comunità Montane e dal 3,4% dei Comuni. Più consistente invece è l’utilizzo in specifici ambiti o sedi, che avviene nell’81,3% delle Regioni, il 30% delle Province e l’8,8% dei Comuni. I principali progetti in corso e previsti da parte degli Enti Territoriali sono il potenziamento delle reti dati e lo sviluppo dei servizi online alle imprese e ai cittadini. Ma questo solo nel caso delle Regioni e dei grandi Comuni, perché nelle Province, nelle Comunità Montane e nei piccoli e medi Comuni il budget non permette operazioni che vadano oltre il consolidamento dell’esistente.

Inoltre, sulle modalità d’acquisto i dati sono fermi al 2007, e mostrano per i Comuni la crescita del peso delle trattative private (70% contro il 47% dell’anno prima) sui bandi di gara (24,3% contro il 45,5% del 2006); e ancora le trattative private passano tra il 2006 e il 2007 dall’11% al 33% nelle Province, e dal 19,8% al 40% nelle Comunità Montane, mentre dal 15,4% al 12,4% nelle Regioni, anche in ragione di prassi obbligatorie oltre certe soglie in valore.

Tra i canali di acquisizione utilizzati in sede di gare e convenzioni, il ricorso a Consip risulta più elevato presso Comunità Montane e Province, dove mediamente gli acquisti effettuati tramite Consip incidono per circa il 40% sulla spesa ICT. E’ molto importante la componente di “acquisti in house” nella spesa ICT degli enti territoriali italiani: ricorrono ormai all’in house la maggior parte delle Regioni (73% della spesa), il 5,9% delle Province e il 2,6% dei Comuni. Il dato di gran lunga più significativo è quello regionale, ricordando che da questi enti transita il 60% del totale della spesa IT degli enti locali.

L’utilizzo di software open-source riguarda la totalità delle Regioni e la gran parte delle Province (83%), grazie ai vantaggi in termini di costo, ma è limitato nei Comuni (24%) e nelle Comunità Montane (6,7%) e comunque riguarda soprattutto sistemi operativi server e di rete.

La tendenza al riuso del software è limitata alle amministrazioni più corpose: Regioni (87,5%) e grandi Comuni (il 64,7% di quelli con più di 100.000 abitanti).

Autore: ITespresso
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