IAB Events 2013: Nella digital economy, l’Italia è ancora dietro la Spagna

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IAB Events: L'Italia potrebbe fare molto di più @shutterstock

L’Italia non sfrutta le potenzialità dell’economia digitale. Il nostro Paese, che arranca alle spalle della Spagna, potrebbe aspirare a 200mila posti di lavoro in più

L’Italia potrebbe fare molto di più nell’economia digitale. Il nostro Paese non sfrutta pienamente le potenzialità dell’economia digitale. Il nostro Paese, che arranca alle spalle della Spagna, potrebbe aspirare a 200mila posti di lavoro in più. In Italia si attestano a circa 100mila gli occupati “direttamente” nel settore internet. Secondo IAB Italia, il Paese potrebbe creare una crescita occupazionale “qualificata” pari a quella del Regno Unito, che si piazza al primo posto della classifica con circa 300 mila occupati nel settore. L’economia digitale potrebbe generare redditi da lavoro di circa 10 miliardi di euro contro gli attuali 4 miliardi.

Oggi inItalia i disoccupati ammontano a 2 milioni e 744 mila nel 2012 a cui vanno sommati 2 milioni 975 mila inattivi disponibili a lavorare. La crisi in Italia è occupazionale oltreché economica. In questo scenario la Digital Economy può decretare la svolta per la ripresa anche sotto il profilo occupazionale. Dai dati presentati nel corso di IAB Events a Roma, emerge il confronto odierno tra il mercato del digitale, Istituzioni, Aziende e Associazioni dei Consumatori.

Fabiano Lazzarini, General Manager di IAB Italia, ha sottolineato che in Europa si potrebbero creare 1.5 milioni di posti di lavoro in più dalla Digital Economy, se tutti i Paesi EU si uniformassero nelle scelte.  In Italia sono circa 100mila i professionisti impiegati “direttamente” nel settore internet, ma il nostro Paese si posiziona ancora dietro la Spagna.

Se l’Italia scommettesse maggiormente sulla Digital Economy, potrebbe creare una crescita occupazionale pari a quella di Paesi come il Regno Unito. Solo nel comparto dell’advertising online, l’Italia si posiziona ancora al settimo posto per numero di occupati. Ma, stando alle stime, se venissero compiyute scelte fortemente orientate verso la digitalizzazione, il livello potrebbe raddoppiare raggiungendo la Francia, o addirittura quintuplicare, arrivando ai livelli attuali del Regno Unito. In questa direzione, risulta ancor più significativo l’indicatore degli investimenti del settore della pubblicità online, che IAB Italia stima sarà del +7/8% nel 2013. Si conferma cioè l’unico comparto con una tendenza positiva in un contesto che vede il mercato pubblicitario tradizionale messo in ginocchio dalla crisi.

Lazzarini ha invocato la nomina di un Ministro per l’economia digitale ed una maggiore collaborazione pubblico/privata per aumentare la conoscenza e la formazione sul digitale delle aziende, specialmente le PMI, e inserire nelle scuole e Università le professionalità del digitale.

Marc Vos, partner & managing director di The Boston Consulting Group, ha evidenziato che “rivoluzione digitale” significa l’opportunità rappresentata dall’internet economy nel mondo. Nel 2016 metà della popolazione mondiale sarà connessa alla rete, e l’economia digitale – che già oggi genera il 4% al PIL mondiale – pari ad oltre 4.000 miliardi di dollari – crescerà ancora. Nel 2015  si verificherà il sorpasso da parte dei Paesi emergenti per quanto riguarda il numero di internauti: 1,4 miliardi contro i “soli” 700 milioni dei Paesi sviluppati.

 

L’ecosistema digitale oggi spazia dai servizi di messaggistica all’e-commerce BtoB fino al m-commerce, per un valore complessivo di quasi 950 miliardi di dollari. Il digitale è un’opportunità, che molti Paesi stanno cogliendo: il Regno Unito (leader mondiale dell’online advertising e dell’e-commerce), ma anche l’Egitto (turismo) e la Danimarca (e-government), a conferma che puntare sulle potenzialità legate ad internet è una scelta obbligata che nessun Governo può esimersi dal percorrere: promuovendo gli investimenti nelle infrastrutture; puntando allo “switch-off” della Pubblica Amministrazione; investendo nell’istruzione e nella creazione delle competenze e degli skills digitali; favorendo l’e-commerce, l’innovazione e l’imprenditorialità digitale. Ma anche semplificando la mobilità globale dei talenti digitali e armonizzando le regole “del gioco” all’interno della stessa UE.

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IAB Events: L’Italia potrebbe fare molto di più
Autore: ITespresso
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