Iab Forum 2010: advertising online da un miliardo di euro

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La pubblicità sul Web entra in una nuova era anche in Italia: nel 2010 l’advertising online raggiunge la cifra tonda, simbolica, del primo miliardo di euro. A trainare il mercato dell’advertising in Italia sono banner, video e inserzioni sia sui social media che sui dispositivi mobili. L’ottava edizione di Iab Forum 2010 vede un’Italia dinamica sul Web, anche se ancora il WiFi non è libero (l’appello da Fieramilanocity per far decadere il Decreto Pisanu è unanime) e ancora esistono in Italia aziende che snobbano la Rete. Ma Roberto Binaghi, Presidente di IAB Italia, fa il punto partendo da due dati: sono 24 milioni i cyber-navigatori italiani, mentre si attestano a circa 20 milioni gli utenti dei social network.

Internet è l’unico segmento del mercato pubblicitario in crescita del 15% (contro il 3,2% del comparto tradizionale) e quest’anno il giro d’affari taglierà il traguardo del suo primo miliardo di euro (negli Usa il primo semestre parla di 12,13 miliardi di dollari investiti sulla rete pari a +11,9%); il 50% dei download in Italia sono video. Social network e l’accesso ad Internet dai cellulari, smartphone, e-reader e tablet rappresentanoil futuro: il sorpasso del mobile sul fisso è dietro l’angolo (mentre in Cina sono già 750 milioni gli utenti connessi via smartphone). Se in Gran Bretagna è già avvenuto il sorpasso dell’advertising online sulla carta, l’Italia è in ritardo. Ma questo ritardo può diventare un’opportunità per lo sprint prossimo venturo del mercato pubblicitario.

Secondo Binaghi la crescita media dovrebbe avvenire al ritmo del 15% all’anno per il prossimo triennio: nel 2013 il mercato italiano della pubblicità online dovrebbe approdare a un incremento del 50% rispetto ai 1000 milioni attuali, con una quota di mercato sul mercato pubblicitario complessivo dell’ordine del 15%.
A Iab Forum molto seguito è stato l’intervento di Chris Anderson, direttore di Wired Usa, autore del provocatorio articolo sulla morte del Web, che ha parlato delle opportunità di Internet nell’era degli App Store, dell’edicola digitale e dei “giardini recintati” (i walled garden”) di Facebook e social media. Cosa ha detto Anderson?

Roberto Binaghi, presidente di Iab Forum
Roberto Binaghi, presidente di Iab Forum

A Iab Forum ha preso la parola anche Chris Anderson di Wired per spiegare che “la bellezza” consiste nella “semplicità” come dimostrano il design di iPhone e iPad. Ha anche tenuto a precisare che quando ha scritto che il “Web è morto” in realtà intendeva dire che, nell’era cloud, il “Web si sposterà sempre più verso le apps, i social network, il gaming, l’interatitività, il cinema on demand“. Anderson ha illustrato la genialità di iPad in tre parole: “semplicità, bellezza e contenuti“.

Ma agli editori, che vogliono traghettare il giornalismo dalla carta al digitale per la Bit Generation, Anderson consiglia il modello “freemium“: “Si parte da una base di contenuti gratuiti di primo livello per passare successivamente a contenuti più profondi che non sono gratis ma a pagamento“. Al vecchio “cowboy della console” Anderson vuole proporre non più solo di navigare gratis nelle praterie del Far Web, ma anche di provare le “stazioni” a pagamento: con Web apps “sexy” (e cioè: intriganti, accattivanti e patinate) tali da convincerlo a pagare. Secondo Anderson è dunque l’ora di scommettere sui contenuti digitali e sulle applicazioni nell’era tablet. E in Italia, son tutte rose senza spine? Roberto Binaghi di Iab Forum mette le mani avanti.

Web apps o Web?
Dilemma amletico: Web apps o Web?

Durante Iab Forum a Milano, Roberto Binaghi, presidente Iab Italia, ha delineato un quadro dell’andamento pubblicitario su Internet. Nel 2010 crescono gli investimenti ma l’Italia resta al palo sui punti di accesso wi-fi, e sulla penetrazione degli over 55enni. Scrive Channel Insider: “Finanza e assicurazione da un lato, servizi professionali dall’altro, sono i settori che pianificano pubblicità di più e molto, in termini di valore, su Internet“.

Nel 2010 Internet ha un peso dell’11% sull’intero comparto pubblicitario contro il 16% della stampa e lo strapotere della televisione che è al 51%. Un dato ancora basso, ma in crescita: raggiungerà il 15% entro tre anni. Le cause di questo gap quali sono?

Dobbiamo partire da cause esogene (infrastrutture e gap culturale)  ed endogene (percepito dal mercato e gap formativo)”, spiega Binaghi. Tra cause esogene ci sono il Cultural e il Digital divide: “Partendo dalle cause esogene, dobbiamo affermare che la penetrazione del web è inferiore a quello di altri paesi. In sintesi, basti pensare che i punti di accesso wi-fi in Italia sono 4mila, in Francia sono 30 mila e 28 mila in Uk. Se poi analizziamo la penetrazione del web sugli over 55enni – continua Binaghi – l’Italia è quasi fanalino di coda con il 16%, sotto di lei c’è Cipro con il 13%. Confrontando questi dati con una media europea del 36% e con stati quali la Germania e Francia che sono sopra la media europea, i giochi sono presto fatti”, commenta Binaghi.

Passando alle cause endogene, secondo fonte Nielsen, sono cresciuti del 27%, rispetto al 2009 i clienti che hanno avuto accesso a Internet e su un quasi 16% di utenti che pianificano, l’8% fa l’80% dell’intero fatturato. Sono il 32% le aziende di Tlc che pianificano su Internet seguite da finanzia e assicurazione e servizi professionali . In particolare, questi due ultimi pianificano molto su Internet, posizionandoli in cima alla classifica tra i settori che pianificano molto in termini di valore e su Internet”.

Roberto Binaghi illustra i dati
Roberto Binaghi illustra i dati
Autore: ITespresso
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