IAB Italia, l’ePrivacy europea danneggia media e cittadini

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Secondo IAB Italia la nuova Direttiva ePrivacy rischierebbe non solo di frenare il mercato ma anche la libertà di scelta dei cittadini. I rischi di un’ulteriore sovrapposizione con GDPR

E’ risaputo come sia in fase di riformulazione la Direttiva 2002/58/CE – meglio conosciuta come Direttiva ePrivacy – con l’intento di uniformare il quadro normativo europeo per quanto riguarda la circolazione dei dati personali nelle comunicazioni elettroniche. 

Il regolamento sull’e-privacy, così come è attualmente al vaglio del Parlamento Europeo metterebbe però in difficoltà i media e rischierebbe di compromettere l’esperienza di navigazione degli utenti. E’ quanto emerge da un recente workshop organizzato da IAB Italia in collaborazione con il Dipartimento ICT&IP dello Studio Legale DGRS e con la partecipazione di ContactLab.

Pensato come occasione per fare il punto su GDPR a pochi mesi oramai dall’entrata in vigore, durante il workshop è stato messo in evidenza come il mercato dell’informazione digitale sia legato a doppio filo con l’utilizzo dei dati comportamentali, mappati attraverso i cookies e in grado di tracciare anche in forma anonima modalità di fruizione delle informazioni, preferenze e interessi degli utenti.

Su questi dati si basa il mercato della pubblicità digitale, e sulla base di questi dati gli attori che fanno business con il Web cercano di migliorare l’esperienza degli utenti – ma in tanti casi anche di indirizzarla. Il gioco è conosciuto: in cambio delle informazioni gli utenti ricevono contenuti gratuiti e pubblicità in linea con i propri interessi.

La Proposta di Regolamento ePrivacy, come è ora allo studio rischierebbe però di stravolgere questo equilibrio – secondo quanto è emerso dal Workshop – con il rischio addirittura di minare la libertà e il pluralismo di informazione. Il workshop si allinea così alle emergenze già messe in evidenza anche dalle maggiori telco europee che già a giugno richiamavano a una revisione della direttiva per le limitazioni alla creazione di nuovi servizi così come è in fase di discussione ora. 

Daniele Sesini, direttore di IAB Italia
Daniele Sesini, direttore di IAB Italia

Grazie all’advertising infatti, che permette di ripagare i costi di produzione dei contenuti, sarebbe possibile l’accesso libero alle informazioni gratuite da fonti plurime. E invece i recenti emendamenti votati dal Comitato del Parlamento Europeo LIBE (Civil Liberties, Justice e Home Affairs) toglierebbero agli editori onlineampie possibilità di generare ricavi importanti. Così commenta Daniele Sesini, Direttore Generale di IAB Italia: “Siamo molto preoccupati dall’approccio del Parlamento Europeo sul tema della Privacy, che mina alle basi il modello di business di numerose aziende del mercato digitale e avrà ripercussioni negative sulla diffusione delle informazioni online”. Secondo IAB Italia Cookie Law e GDPR sono già sufficienti per proteggere i cittadini da quindi la collaborazione con altre associazioni per spingere verso la riformulazione della proposta e-privacy. 

A sostegno delle tesi, IAB porta i dati della ricerca GFK Europe online: an experience driven by advertising secondo cui proprio la maggioranza dei consumatori (80 percento) sostiene la pubblicità online con preferenza verso le fonti supportate da annunci rispetto a quelle a pagamento, con il 68 percento del campione che non paga e non vuole utilizzare l’email per accedere ai contenuti e il 92 percento che abbandonerebbe il proprio sito preferito se fosse a pagamento e il 70 percento dei cittadini che lascerebbe Internet come fonte di informazione se dovesse pagare per l’accesso alle news.

In questo caso rallenterebbe la crescita della pubblicità online di circa il 50 percento e la maggioranza degli utenti accederebbe al Web con minore frequenza. A pagarne le conseguenze poi sarebbero gli editori più piccoli.
Il tema è in verità assai spinoso, spetterebbe infatti alla revisione dell’antica direttiva regolamentare le possibilità di utilizzo dei Big Data, a tutto tondo, generati in ambito Internet of Things. Sappiamo come in pratica negli Usa a questo riguardo l’indirizzo sia quello di concedere un lasciapassare senza limiti, ma la riflessione su ePrivacy è invece doverosa, se non altro per comprendere su che tipo di informazioni si stia dando piena libertà di azione. 

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