Iab Italia: Un quarto degli italiani usa gli Ad Blocker

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Gli Ad Blocker fanno rima con giovani
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Le dimensioni e l’impatto dell’ad-blocking è tale da minare gli introiti del mercato pubblicitario in Rete. Le cifre del fenomeno degli Ad Blocker, secondo Iab Italia

Nel mondo 198 milioni di utenti hanno attivato un Ad blocker secondo PageFair. Il sistema per bloccare gli annunci pubblicitari è in crescita del 41% di anno in anno, secondo Iab Italia. Anche in Italia i software per nascondere la pubblicità online si stanno diffondendo a macchia d’olio: secondo uno studio di GroupM, il 25% degli italiani con più di 18 anni usa programmi di ad-blocking.

Chi li utilizza, dice di puntare a una migliore performance e velocità dell’esperienza di navigazione, oltre a una maggiore protezione della privacy.

Iab Italia: Un quarto degli italiani usa gli Ad Blocker
Iab Italia: Un quarto degli italiani usa gli Ad Blocker

Dall’analisi di Human Highway emerge che il fenomeno ha cifre imponenti: il 30,6% degli utenti con più di 15 anni utilizza gli Ad blocker su desktop. Le dimensioni e l’impatto dell’ad-blocking è tale da minare gli introiti del mercato pubblicitario in Rete.

Iab sta lavorando a una “Charter of Good Advertising Practices”, per instaurare un processo di dialogo tra consumatori ed operator: i principi di IAB si riassumono negli acronimi L.E.A.N. (“Light, Encrypted, Ad Choice Supported and Non-Invasive”: leggero, criptato, subordinato alla scelta dell’utente e non-invasivo) e D.E.A.L. (“Detect, Explain, Ask and Lift or Limit”: Individua, Spiega, Chiedi, Rimuovi o Limita).

Crediamo fortemente che la chiave di volta per contrastare il fenomeno dell’Ad Blocking – e per favorire la crescita dell’intero settore – sia quella di mettere l’utente al centro di ogni decisione strategica” ha spiegato Carlo Noseda, presidente di IAB Italia: “Per questo la nostra Associazione è fortemente impegnata nella costruzione di un percorso virtuoso che permette, grazie alla “buona pubblicità online”, di far crescere l’offerta di contenuti e servizi di qualità e ad alto valore aggiunto, per garantire soddisfazione reciproca: dei consumatori da un lato – che possono così avere una experience più appagante sia in termini di contenuti che di prestazioni – e degli investitori dall’altro, permettendo loro di coinvolgere con più efficacia il proprio target, evitando di sprecare risorse nella diffusione di messaggi non pertinenti.”

Autore: ITespresso
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