Ibm studia l’ingegneria dei servizi

Management

Paul Horn, vice presidente di Ibm Research, esamina le nuove prospettive di Ricerca & Sviluppo

Quando alla fine dello scorso anno ha annunciato la cessione a Lenovo della divisione Pc, Ibm ha lanciato un chiaro segnale su come il settore It stia cambiando. Una società che per decenni si è sempre vantata di aver inventato nuove tecnologie, ora vede cambiare radicalmente la propria natura aziendale per trasformarsi in un partner di riferimento nei servizi di consulenza. Paradossalmente è anche il maggior investitore in Ricerca & Sviluppo. Computing ha intervistato in esclusiva Paul Horn, vice presidente della divisione Ricerca, per scoprire in quale misura questi mutamenti abbiano influito sulla sua attività. A quali settori si rivolgerà principalmente l’attenzione di Ibm Research in futuro? Le potenzialità maggiori sono in quella che noi chiamiamo ingegneria dei servizi, come componentizzazione del business. Per dare un’idea di come il mondo stia cambiando, si può fare un paragone con l’industria manifatturiera. Nel 1920 Ford piantò gli alberi della gomma in Brasile. Come tutte le aziende produttrici di autoveicoli, aveva una struttura verticalizzata; ambiva a fornire i pneumatici migliori e quindi piantò i propri alberi. Come quasi tutte le società automobilistiche, per produrre i veicoli oggi Ford assembla componenti, come ruote e tergicristalli di misura standardizzata. Come si riflette tutto ciò sulle attività di Ibm? Il business Pc, per il quale di recente Ibm ha stretto un accordo con Lenovo, ha mosso i primi passi all’inizio degli anni ’80. In un periodo di tempo di 20 anni si è verificata lo stesso tipo di evoluzione che prima era avvenuta in 80 anni. I produttori di Pc integrano componenti di altri costruttori, arricchendoli di un valore aggiunto. Tutti i settori seguono questa strada: le banche, le compagnie di assicurazione, le case farmaceutiche, forniscono servizi basati su componenti acquistati da terzi. In prima linea sono le banche. Gli standard Web e le architetture service-oriented consentono alle aziende di proporsi come fornitori di software e servizi, che acquistano esternamente oppure sviluppano all’interno. Tutto ciò sta rivoluzionando la struttura del mondo aziendale, così come è già avvenuto nell’industria manifatturiera. Questa è la vera novità del settore It, molto più importante dell’invenzione di un qualsiasi nuovo dispositivo. Riteniamo che questa nuova opportunità abbia un valore superiore a 500 miliardi di dollari. Se consideriamo che il valore complessivo attuale del settore It ammonta a 1.200 miliardi di dollari, è evidente che stiamo parlando di una crescita di proporzioni straordinarie. Se pensiamo a un’azienda come a un insieme di componenti, si può considerare di riprogettarli e ottimizzarli. Non è necessario intraprendere una pianificazione delle risorse aziendali su scala quadriennale e con risultati incerti, è sufficiente integrare e adattare i diversi componenti, ottenendo rendimenti decisamente superiori. È soltanto l’inizio di una rivoluzione che cambierà profondamente il modo in cui le aziende di software e servizi forniscono valore. Probabilmente si tratta del mutamento più radicale mai avvenuto nel settore It. Tutto ciò avrà sicuramente delle ripercussioni nel settore della ricerca, come il vostro. Come cambierà la vostra azienda? Subirà una metamorfosi radicale. La sfida più ardua che dovremo affrontare sarà la riorganizzazione della nostra attività di erogazione dei servizi. Siamo sempre stati i pionieri delle nuove tecnologie, ma non eravamo altrettanto bravi a trasformarle in prodotti commercializzabili. Negli ultimi 10 anni siamo profondamente cambiati e posso affermare con certezza che nessuno meglio di noi è in grado di esplorare le nuove potenzialità che stiamo concretizzando nei nostri prodotti hardware e software. Innovazione non significa necessariamente invenzione, è il sodalizio tra l’invenzione e la visione del mercato. Se la si considera in questo modo e si dispone dei canali adatti per collegare i ricercatori al mercato, il successo è garantito. Comunque ora stiamo parlando di servizi e qui il discorso è completamente diverso. Quindi quale sarà l’influenza della ricerca tecnologica sul settore dei servizi? Stiamo semplicemente preparando il campo per operare la stessa trasformazione nel business dei servizi. Ritengo che sia assolutamente indispensabile. Il modello di Ibm e la partnership con Lenovo lo evidenziano: non si tratta in particolare di lavorare su economie di scala, ma di operare nelle aree dell’It in cui si può apportare un contributo significativo e generare margini. Il business Pc consisteva nell’integrare componenti diversi; si poteva cercare di offrire un valore aggiunto, ma tutto il settore era basato su margini relativamente bassi. Prendiamo per esempio Dell, un’azienda che ha avuto successo in questo campo: loro non hanno una divisione Ricerca & Sviluppo; la forza di Dell è quella di essere un buon distributore. Noi puntiamo sulle aree dell’hardware, del software e dei servizi dove c’è margine, dove l’It può creare un alto valore. Se non fossi capace di far rendere i 6 miliardi di dollari che stiamo investendo per differenziare i nostri servizi, Sam Palmisano si chiederebbe che senso ha spendere così tanto. In cosa si differenzia tutto ciò rispetto al modo in cui Ibm si muoveva in passato? La differenza è grande, è una differenza critica che risiede nella consapevolezza aziendale di Ibm. La tecnologia Ibm fornisce un enorme valore ai clienti, tanto che questi non sono più costretti ad affidarsi all’outsourcing per abbattere i costi della manodopera. Stiamo selezionando personale per offrire sul mercato i nostri servizi di consulenza fianco a fianco con i partner. Voglio che rilevino e ci segnalino i problemi più complessi e che comprendano ciò che sta alla base dell’offerta di un servizio di successo. Abbiamo già avuto i primi riscontri. Può farci un esempio? Sì, l’analisi logica dei testi. Nei nostri laboratori abbiamo sviluppato una tecnologia che scandisce il Web, più o meno come fa Google. Il testo non solo viene letto, ma anche compreso: in questo modo è possibile analizzare ciò che i dati comunicano e non soltanto raccogliere una serie di parole chiave; si può capire quello che le persone stanno dicendo. Per esempio, prendiamo la vostra azienda. Supponiamo che sia stato scritto abbastanza su di voi; potrei dirvi quali sono le caratteristiche distintive del vostro marchio, oppure cosa si dice di voi, per esempio che la vostra attività principale è scrivere e che vi rivolgete a un certo tipo di mercato, e così via. Si può fare la stessa cosa per qualsiasi azienda, automaticamente. Con la stessa tecnologia si può scoprire il modo in cui una campagna commerciale ha cambiato la percezione di un marchio e se ha avuto successo. L’abbiamo già fatto per diverse aziende, per esempio per una casa discografica locale: abbiamo individuato quali sarebbero stati i Cd e i dischi più venduti nella regione basandoci su ciò che si diceva nelle chat. Siamo stati in grado di prevederlo prima che i dischi uscissero nei negozi, consentendo al nostro cliente di riassortire le scorte in modo innovativo. Per ottenere questo risultato abbiamo sviluppato degli strumenti specifici; non si tratta certo di quello che farebbe una società di servizi tradizionale. Stanziate ancora risorse per la ricerca di base? Certo, in misura superiore a qualsiasi altra azienda. Se si parla di nanotecnologie, calcolo quantistico o argomenti di questo tipo, investiamo più di chiunque altro nel settore.

Autore: ITespresso
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