Icann approva il domino .xxx

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ICM Registry ha già registrato più di 100.000 pre-registrazioni di domini. Dopo dieci anni di battaglie, il dominio per soli adulti raggiunge la rampa di lancio

Il suffisso .xxx per il porno online e per i contenuti “per soli adulti” ottiene il semaforo verde di Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (Icann), dopo dieci anni di veti (quelli dei TeoCon all’epoca della presidenza Bush) e di tira e molla. Con nove voti a favore e tre contrario, c’è l’accordo, il Registry Agreement con ICM. ICM Registry ha proposto alcune modifiche al dominio .xxx e venderà gli indirizzi ai proprietari di siti Web per 60 dollari all’anno, ha detto il Ceo Stuart Lawley. ICM reclama di avere più di 100.000 pre-registrazioni di domini.

Chi era a favore del “dominio a luci rosse” ha sempre spiegato questa scelta come una “ghettizzazione del porno” in una sorta di “distretto hard” digitale, più semplice da confinare (agevolando i Parental Control e i filtri, finora aggirabili, impedendo invece in maniera più efficace l’accesso ai minori ai contenuti per adulti), con meno frodi e meno malware di quanto sia accaduto finora. I gruppi religiosi, contrari ai domini .xxx, hanno invece detto che si tratta di una “legittimizzazione del porno“. In parte contraria è anche l’industria dell’intrattenimento per adulti che teme un incremento dei costi e della burocrazia extra. La ghettizzazione del porno nei confini .xxx potrebe aprire a una futura regolamentazione, contrapposta all’attuale deregulasion.

Per esempio il governo inglese guidato da David Cameron ha chiesto la collaborazione degli Isp, come BT, VirginMedia e TalkTalk, nella crociata contro il porno online. Invece il dominio Sex.com è stato venduto per 13 milioni di dollari, riaccendendo la febbre da Internet, anche se i contenuti a luci rosse sono in crisi da tempo, vittime del successo dei social network e di siti quali Chatroulette. I siti Internet più visitati non sono più a luci rosse, bensì i siti di social network. Il porno si è dimezzato, crollando dal 20% di un decennio fa al 10% attuale. A pagarne le conseguenze è anche PlayBoy, che ha perso 600mila lettori tra il 2002 e il 2008.

Dopo dieci anni, il semaforo verde è dunque arrivato, ma la polemica è destinata a riaccendersi.

Sex.com vale 13 milioni di $
Sex.com vale 13 milioni di $
Autore: ITespresso
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