Icann, .xxx e l’espansione dei domini Internet

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Nuovo stop ai domini .xxx e .coop. Icann rinvia ancora una volta le decisioni sui nuovi domini di primo livello.

Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (Icann) ha ricevuto ancora una volta semaforo rosso al piano di espansione dei domini di primo livello, e dovrà far slittare la decisione finale anche per il controverso dominio a luci rosse .xxx. Icann vorrebbe aggiungere nuovi suffissi Top level ai 20 domini esistenti, ma ancora una volta l’assegnazione è stata rinviata.

Secondo il Financial Times a frenare sarebbero i detentori di marchi registrati, che temono di dover sostenere altre spese per registrare nuovi domini per evitare il fenomeno (attualmente in via di estinzione) del cyber-squatting (chi occupa abusivamente domini con nomi di marchi o di Vip).

Ancora una volta, e dal lontano 2003, non si sa che fine faranno .xxx (il “quartiere a luci rosse” sul Web) e altri domini. Su Internet i siti Web pornografici sono circa 370 milioni e ICM Registry ha già registratto 110mila prenotazioni per .xxx. Ma appeso al filo non c’è solo il dominio del porno. L‘industria aeronautica ha proposto il suo “.aero” e il movimento cooperativo “.coop“. Secondo una Ong spagnola la pornografia sul web genera 3.000 dollari al secondo nel mondo e la parola “sesso” appresenta un quarto delle ricerche più frequenti sulla rete. Icann aveva promesso un’apertura ail multi-culturalismo, in grado di rivoluzionare gli indirizzi Internet aprendo Internet agli alfabeti non latini. La liberalizzazione di Icann permetterà in futuro agli utenti di registrare domini scritti in caratteri diversi dall’alfabeto latino. Ma anche qui, nulla di fatto.

Riguardo allo scottante caso Wikileaks (dopo che EveryDns ha staccato la spina al dominio .org) è sulla graticola il sistema di gestione dei domini stessi. La Rete accusa Icann di una gestione troppo politica e troppo filo-Usa. Non tutti si sentono tutelati dall’organismo con sede in California che regolamenta i nomi dei domini di internet per tutto il mondo: anche nel caso WikiLeaks viene contestata la gestione centralizzata dei domini; gli hacker, guidati da Brokep (ex portavoce di Pirate Bay), hanno proposto l’idea di un sistema di gestione dei nomi di dominio decentralizzato (in versione P2p), “alternativo” a quello attualmente nelle mani di Icann. La delocalizzazione nella gestione dei pacchetti informatici è una delle principali caratteristiche della Rete: c’è ora chi vorrebbe estenderla alla gestione dei domini.

Autore: ITespresso
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