Ict e Pal: più ombre che luci

Management

I risultati dell’indagine che ha costituito il nucleo del primo Rapporto Assinform sulla Pal. Oggetto dell’indagine 500 Enti Locali, in rappresentanza dell’universo di tutte le Regioni, Province, Comuni e Comunità Montane presenti sul territorio nazionale

L’utilizzo dell’informatica da parte della Pubblica Amministrazione Locale appare ancora molto limitato. Uno degli indicatori è lo scarso sviluppo della spesa informatica, stimata in 757 milioni di euro per il 2004, un valore modesto se rapportato ai reali fabbisogni degli enti coinvolti. Il volume di spesa ha, peraltro, perso il relativo dinamismo mostrato nel corso del 2003 (quando era cresciuta del 3,5%): la previsione parla di un incremento del 2,2% a fine 2004. Anche la spesa in telecomunicazioni non fa registrare incrementi significativi, attestandosi a 576 milioni di euro. E’ quanto emerge dal primo Rapporto Assinform (Associazione delle aziende di informatica, telecomunicazioni e dei servizi aderente a Confindustria) sullo stato dell’ICT nella Pubblica Amministrazione locale. Si tratta di un’indagine svolta presso 500 Enti Locali, in rappresentanza dell’universo di tutte le Regioni, Province, Comuni e Comunità Montane presenti sul territorio nazionale.

Dai dati emerge anche un forte squilibrio nella spesa per l’ICT tra grandi e piccole amministrazioni: nell’informatica il 49,7% della domanda è rappresentata dalle Regioni e dai pochi Comuni con oltre un milione di abitanti (7,5%), contro il 13,5% di tutti i restanti Comuni, l’11,8% delle Province e solo il 2,9% delle Comunità Montane.Tale squilibrio si manifesta in maniera ancor più evidente considerando la spesa per abitante nei Comuni: 13 euro nei Comuni con oltre 100 mila abitanti, 5,5 in quelli con meno di 1000, 2 in quelli tra 3 mila e 100 mila abitanti. Peraltro la quota maggioritaria di questi ultimi è al Sud, evidenziando il divario del Mezzogiorno rispetto al resto del Paese. L’indagine ha rivelato poi che la copertura di Internet è pressoché totale: in molti Comuni, però, non esistono ancora reti interne (LAN), con la conseguente impossibilità di sfruttare l’interoperabilità all’ interno dei sistemi interni e con i sistemi della Pubblica Amministrazione e degli altri Enti presenti sul territorio. In particolare, le LAN sono presenti nella totalità delle Regioni, nel 92,3% delle Province ma non nel 42% dei Comuni e nel 40% delle Comunità Montane. Scarsi anche i collegamenti alla RUPAR (Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione Regionale): solo il 24,6% dei Comuni, il 54,8% delle Province e il 69,2% delle Regioni la utilizzano.

Dalla ricerca emerge che gli Enti, sensibili nelle dichiarazioni “ufficiali” alle esigenze della collettività e delle imprese, in realtà utilizzano le applicazioni ICT soprattutto per soddisfare proprie esigenze interne: nei Comuni, ad esempio, le applicazioni maggiormente presenti sono quelle di contabilità finanziaria (93%), anagrafe (80,8%), protocollo (80,2%), contabilità economico-patrimoniale (73,6%) e tributi (73,2%), mentre quelle per lo sviluppo, i trasporti e il lavoro hanno livelli di diffusione che vanno dal 2 al 7%. Nelle Province e nelle Regioni la situazione è migliore, grazie anche alle funzioni svolte (nel 65% delle Province esistono servizi informatici di cartografia, e in quasi il 40% servizi per il lavoro; nelle Regioni, il 77% degli enti presi in esame eroga servizi legati al dialogo con l’area sanitaria e il 69% dispone di sistemi informativi territoriali). Sempre esaminando i processi informatici interni, dai dati Assinform emerge quanto sia in realtà bassa l’integrazione tra applicazioni dello stesso Ente: utilizzando come parametri 1 (integrazione nulla) e 5 (integrazione massima), i valori medi oscillano tra 3 e 3,5. L’eccellenza, anche in questo caso, tocca le Province e le Regioni del Nord Ovest (rispettivamente 4,4 e 3,7), con un picco negativo per Regioni del Sud (2,6) e del Nord Est (2). E’ basso anche il livello di interoperabilità fra sistemi e applicazioni di enti diversi, che rappresenta la base per l’applicazione dei piani italiani ed europei di e-government: infatti questo è giudicato “nullo” o “ignoto” nel 20,3% dei Comuni, nel 18,2% delle Province, nel 25,8% delle Comunità Montane e nel 7,7% delle Regioni. Anche l’utilizzo di portali di servizio a cittadini e imprese risulta scarso: i siti dedicati a queste attività mancano, infatti, nel 70,7% dei Comuni, nel 24% delle Province e nel 23% delle Regioni. Numerosi sono i gap tecnologici e funzionali evidenziati dal Rapporto Assinform: la spesa per l’ICT appare inadeguata rispetto al “ritardo” tecnologico da colmare, soprattutto nei comuni più piccoli. Il backoffice degli Enti della Pubblica Amministrazione Locale mostra, altresì, uno scarso livello di informatizzazione.

I principali freni all’investimento in ICT non sono ascrivibili, però, solo ai vincoli di spesa, ma anche alla scarsa sensibilità informatica degli Enti, che stentano a percepire l’utilità delle nuove tecnologie per l’ammodernamento delle proprie strutture interne. La scarsa integrazione sia a livello interno sia tra enti operanti sullo stesso territorio, unita alla bassa percezione, da parte dei Comuni, del ruolo delle Regioni come motore dell’innovazione non fa che peggiorare la situazione. Il Rapporto Assinform si presta, tuttavia, ad ulteriori considerazioni: esiste una forte concentrazione della spesa, con un conseguente divide dimensionale e territoriale, non esiste una cultura dell’innovazione presso il management e il personale della Pubblica Amministrazione Locale, sono poco diffusi gli standard di interoperabilità e di cooperazione, tuttavia il volume di spesa presso gli Enti Locali è in controtendenza rispetto al mercato ICT (sostanzialmente stabile) e vi sono numerosi casi di eccellenza in cui l’informatica è applicata con successo. Dal rapporto emergono anche alcune proposte utili al rilancio dell’utilizzo dell’ICT nella Pubblica Amministrazione Locale: occorre, in primis, proseguire negli investimenti in e-government ed innovazione e accelerare la “famosa” fase 2 del Piano per l’e-government. Bisogna, poi, porre al centro del confronto pubblico-privato il tema dell’interoperabilità e degli standard applicativi. Non bisogna dimenticare di discutere in modo aperto e condiviso, tra rappresentanza pubblica e privata, temi come il “riuso” e i “centri servizi territoriali”. In ultimo occorre far emergere in maniera chiara i casi di eccellenza e le “best practises”, che comunque ci sono, presso la Pubblica Amministrazione.

Autore: ITespresso
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