Ict, mercato fermo, ma qualche segnale c’è

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Il rapporto dell’Osservatorio della società dell’informazione mette in evidenza un mercato che soffre ancora molto, ma serpeggia un cauto ottimismo per il futuro.

Crisi o ottimismo? Nulla di buono in realtà, almeno sull’immediato, per il mercato dell’information e communication technology (Ict). Questo è quanto emerge dal rapporto stilato dall’Osservatorio della società dell’informazione, che viene redatto con la collaborazione di Federcomin e il Ministero dell’innovazione e che fa riferimento alle stime e previsioni provenienti da altri prestigiosi istituti di ricerca. Tra cui Assinform, Idc, Eito, Sirmi. Il 2003 è stato un anno difficile, con un mercato sostanzialmente fermo e una crescita compresa tra lo 0.1 e l’1.3%, per un valore totale intorno ai 60 miliardi di euro. Il comparto It ha subito un forte rallentamento con flessioni intorno al 3 e al 4%, a seconda dello studio. Assinform, per esempio, riporta un fatturato di 19.5 miliardi di euro, mentre Eito è un po’ più ottimista e registra un valore di circa 22 miliardi. Meglio invece il settore delle telecomunicazioni, che sta vivendo un momento di grande fermento, con l’arrivo di nuove tecnologie. In questo caso si è registrata una crescita tra il 2 e il 3.5%; tendenza che dovrebbe essere confermata anche per quest’anno, dove è previsto un balzo intorno al 4%. Elevata la crescita del commercio elettronico, con un +50% nel B2B e del 40% nel business-to-consumer. Percentuali molto alte anche perché siamo ancora alle prime fasi di questo mercato. Nonostante l’andamento poco esaltante del 2003, gli esperti ritengono ci possa essere un cauto ottimismo, grazie anche alle molteplici iniziative avviate dal Ministero per l’innovazione e alla diffusione delle tecnologie di terza generazione nel comparto delle telecomunicazioni. Un aiuto dovrebbe giungere anche dall’avvento della televisione digitale terrestre e dalla diffusione delle tecnologie wireless. Per il 2004, il settore Ict dovrebbe avere una crescita media intorno al 3%, raggiungendo un valore compreso tra i 63 e i 66 miliardi di euro, secondo stime rispettivamente di Sirmi e di Eito, sempre un po’ più ottimista degli altri.

Autore: ITespresso
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