Ict universo fondamentale, con tanti gap da colmare

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Tutti che si lamentano, che sostengono che il nostro Paese non è più competitivo, anzi, che ormai è il fanalino di coda dell’Europa

Tutti che si lamentano, che sostengono che il nostro Paese non è più competitivo, anzi, che ormai è il fanalino di coda dell’Europa. Poi arrivano i numeri – Decimo Rapporto sulla tecnologia dell’informazione e della comunicazione in Italia, elaborato da Fti (Forum per la Tecnologia dell’Informazione) in collaborazione con il Cnel – e si deve fare marcia indietro, o almeno fare alcune considerazioni. Per prima cosa non siamo poi messi così male, non siamo gli ultimi. Abbiamo tante pecche ma possiamo mettere sul piatto anche un invidiabile primato. Per prima cosa il valore del nostro mercato dell’Ict (Information and Communication Technology) pesa qualcosa come 66,6 miliardi di euro, un numero che colloca l’italica nazione al quarto posto tra i partner europei, dopo Germania (128,3 miliardi di euro), Regno Unito (114,1 miliardi) e Francia (90,6). Per cui prima della Spagna. Purtroppo è un’industria che non incide in maniera determinante, infatti se si considera l’incidenza dell’Ict di casa nostra rispetto al Pil, vediamo come si rimane sotto la media europea (5,2% contro il 6,1%). Altro dato negativo è relativo all’incidenza delle imprese Ict sul totale delle imprese italiane; ebbene queste rappresentano solamente lo 0,9% del totale, e impiegano il 3,1% degli occupati italiani. Come dire, numeri che poi in sede di politiche nazionali contano poco. Abbiamo però anche dei virtuosismi: per esempio, a sorpresa, il nostro è tra i Paesi con più donne nei ruoli tecnici (22%), al pari della Svezia e superato solo da Danimarca (23%) e Irlanda (26%), anche se però la presenza totale femminile non supera il 24% del totale degli addetti. Percentuali più significative per il personale femminile si registrano nei reparti amministrativi (69%) e nel marketing (53%), mentre si scende al 18% nelle vendite e al 9% nel top management. Un valore basso però migliore di altri settori industriali. Ma se questi sono gli attuali numeri vediamo quali sono le prospettive e le criticità. Le prime possono essere riassunte dalle ultime analisi di Gartner che stima la spesa globale It dell’Europa Occidentale in crescita del 3,5%, che tradotta in numeri significa 697 miliardi nel 2005. Uno dei driver significativi saranno le Tlc ma anche le vendite dei notebook con percentuali ancora per quest’anno in doppia cifra. Anche il mercato dei server cresce ancora oltre il 10% in volume – solamente 2% in valore – come dichiara Idc, anche se in ambito Emea viene registrato un incremento del 31,2% sul fronte dei server Linux, che ormai, in volume, rappresentano il 17,3% del mercato e possono vantare una share dell’8,8%, in valore. Ma se questi sono i dati che tutti vogliono vedere esistono anche alcune criticità: il mercato del pc desktop in Europa crescerà quest’anno tra il 3 e il 4%, evidenziando che si dovrà aspettare il 2006 per vedere se le nuove architetture e processori a 64 bit di Amd e Intel potranno far decidere alle aziende di reinvestire sulle infrastrutture tecnologiche. Questo perché ancor oggi l’intera catena del valore non è riuscita a trasmettere al cliente dove investire, tanto che le imprese (soprattutto le piccole e medie) hanno ancora un’alta percezione di saturazione e di sovra capacità dell’infrastruttura informatica che, in un clima di grande concorrenza nell’offerta, favorisce i rinvii decisionali della domanda. Soprattutto il sentiment generale rimane negativo: attualmente moltissime aziende sono convinte che l’Ict sia solamente un puro costo e non percepiscono i reali vantaggi nella competizione attuale. Di chi la colpa? Di tutti; vendor, venditori aggressivi, canale poco preparato, consulenti furbastri, e forse, anche nostra che scriviamo.

Autore: ITespresso
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