Il 10% delle aziende Ict in difficoltà

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Lo evidenzia il nuovo rapporto su occupazione e informazione nell’Ict redatto dalle maggiori associazioni del settore.

Non è certo rassicurante quanto emerge dal nuovo rapporto “Occupazione e informazione nell’Ict” realizzato da Assinform con la collaborazione di Federcomin e Anasin, e la partecipazione dell’università Bicocca di Milano e di NetConsulting. Secondo il rapporto infatti nel corso del 2003 le imprese del comparto sono leggermente cresciute, da 84.900 a 85.600, ma sono anche aumentate quelle in crisi. Si calcola che almeno il 10% delle imprese si trova in situazioni considerate critiche. Nel 2002 erano il 5% in meno. Il quadro non è positivo nemmeno se si entra nel dettaglio. Il settore Ict risulta infatti molto frammentato, troppo secondo gli esperti per affrontare un mercato complesso e difficile con concorrenti stranieri spesso più forti e agguerriti. Nel totale delle imprese, risulta che oltre 25mila sono aziende individuali, 25.200 sono società di persone e poco più di 35mila sono società di capitale, di un certo rilievo. La maggior parte di loro non ha dipendenti, ma solamente collaboratori, e solo 32mila hanno entrambi, cioè personale indipendente ed esterno. Dal rapporto emerge una forte tendenza alla flessibilità, che però spesso si traduce in precarietà. Continuano infatti a crescere i lavoratori che non lavorano a tempo pieno, per cause diverse: flessibilità appunto, cioè passaggio da un’azienda all’altra, ma anche cassa integrazione. Anche la specializzazione sembra in calo. I cosiddetti “power user”, cioè coloro in grado di usare con competenza più applicazioni sul proprio lavoro, sono rimasti gli stessi dell’anno precedente, circa 4 milioni di persone, e tra questi risultano in crescita sia le donne che i giovani; in costante aumento il numero dei lavoratori generici, che sono attualmente quasi 7 milioni. Per ovviare alle proprie mancanze, ma soprattutto per limitare le spese, qualcuno fa ricorso all’outsourcing, Dato sconfortante anche riguardo la formazione, che non viene ancora percepita come valore e sulla quale si investe sempre meno: nel 2003 la spesa in questo campo è diminuita di oltre il 10%. Un panorama quindi decisamente pesante, che sottolinea le grandi difficoltà del comparto e che rispecchia purtroppo un’economia nazionale stagnante e poco competitiva. Per Giancarlo Capitani, amministratore delegato di NetConsulting, questa situazione richiede un forte impegno da parte del Governo, che deve perseguire con maggior forza la strada dell’innovazione.

Autore: ITespresso
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