Il barometro mondiale dei furti nel Retail: Italia venticinquesima

Workspace

Checkpoint ha pubblicato l’indagine indipendente sul numero e la tipologia di furti commessi all’interno dei punti vendita e della Grande Distribuzione. L’Italia si posiziona al 25° posto, subendo furti per 3,8 miliardi di euro

Checkpoint ha reso noto l’indagine indipendente sul numero e la tipologia di furti commessi all’interno dei punti vendit a e della Gdo . Nel 2009 la crisi ha portato ad un aumento generalizzato dei furti e aduna contrazione dei consumi, con un danno per i punti vendita di tutto il mondo complessivamente pari a circa 84 miliardi di euro. In Italia invece il costo del furto è stato di 3,8 miliardi di euro.L’Italia si posiziona al 25° posto al mondo tra i Paesi che hanno subito il maggior numero di differenze inventariali, nel quale rientrano sia gli ammanchi causati dai furti sia quelli derivati dagli errori amministrativi. All’interno del contesto europeo, il nostro Paese registra l’incremento più forte tra i Paesi dell’Europa occidentale (6,2%) preceduto solo da Slovacchia ( +9,8 %), le Repubbliche Baltiche (+6,7%), Repubblica Ceca (+6.5%), e Turchia (+6.4%).

Tra gli autori dei furti, troviamo al primo posto i clienti (50,8%), seguiti poi da dipendenti disonesti (30,9%) e dalle frodi ad opera di fornitori/produttori, pari al 6,1% delle perdite. Il restante 12,2% delle differenze inventariali è da attribuire ad errori interni.

L’Italia rispecchia le tendenze globali, con alcune specificità proprie del nostro Paese: nella classifica dei prodotti maggiormente rubati, troviamo al primo posto gli alimentari “freschi” come carne, pesce, salumi e latticini, seguiti poi dagli articoli per la cura e l’igiene del corpo – cosmetici, profumi, ma anche pasta per dentiere e collutori – e da vini e superalcolici. I capi di abbigliamento si posizionano al quinto posto, salendo di ben due posizioni rispetto alla classifica italiana dello scorso anno.

Dell’aumento del crimine nel Retail pagano le spese i consumatori onesti, costretti a sopportare annualmente una sorta di “tassa invisibile” che ricade sull’acquisto dei prodotti pari a 190 Euro per nucleo familiare– spiega il professor Sandro Castaldo della SDA Bocconi ed esperto di Retailing, che continua affermando – “Di questo i Retailer devono tenere conto, non cedendo alla tentazione, naturale in questo momento di crisi, di ridurre gli investimenti in innovazione, ma considerando anzi l’attività di gestione delle differenze inventariali come elemento strategico per il successo e la crescita dell’azienda”.

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore