Il caso Google Italia: quale futuro per Internet e social network in Italia?

Autorità e normativeSorveglianza

Google Italia ricorrerà in tribunale. La sentenza sul video di cyber-bullismo contro un ragazzo down, sarà leggibile entro 90 giorni. Ma la blogosfera si scalda: il principio di responsabilità per YouTube e provider farà scuola?

Il caso Google Italia è un terremoto nella Net economy (già scossa dalla bufera Tlc su Fastweb e Telecom Italia Sparkle) e nel mondo della cultura digitale italiana. A caldo Google ha commentato che la sentenza rappresenta un attacco alle libertà online. Peter Fleischer, l’esperto per la Privacy di Google, uno dei 4 condannati, ha commentato: “La legge europea stabilisce il principio di segnalazione e rimozione di contenuti illeciti. Ed è ciò che abbiamo fatto“. In Italia cosa sta però succedendo?

In attesa di leggere la sentenza entro 90 giorni, il verdetto sul video del cyber bullismo (che ha portato alla condanna a 6 mesi di carcere a tre dirigenti di Google) sembra introdurre il principio di responsabilità. In parole povere significa che YouTube si dovrebbe comportare “come un giornale scritto da giornalisti”, e non come un provider di contenuti generati dagli utenti (user generated content – Ugc), su cui il controllo non è possibile de facto se non a posteriori. Il video sulle vessazioni, infatti, v enne eliminato da YouTube dopo la denuncia. Invece, il principio di responsabilità, a cui sembra riferirsi la condanna dei tre dirigenti di Google, crea una situazione paradossale: l’ex Google Video, YouTube e i social network dovrebbero agire quasi come in Cina, Birmania e Iran. Google avrebbe dovuto ottenere (oppure chiedere agli autori del video…) una sorta di liberatoria alla pubblicazione delle immagini (come illustra Luca De Biase sul blog).

Secondo questo scenario, YouTube dovrebbe “sapere” quali video vengono uplodati in ogni momento, visionarli e decidere quali video non pubblicare. Ciò può essere possibile per un editore, ma non per un sito di video condivisione che ha ben altri numeri di upload e sharing.

Secondo comScore il mercato dei video online è in grande crescita (dati di ottobre). Più di 167 milioni sono i navigatori statunitensi che hanno guardato video online in un mese: l’84.4% di tutti i Web surfer americani. Hanno guardato 28 miliardi di video online, circa 167 video a testa. Ogni visitatore ha passato 10.8 ore guardando video online a ottobre (e ogni video dura circa 3.9 minuti). Google guida la classifica con il 38%, e di questi il 99% è stato visto sul sito di video condivisione YouTube.

Lo scenario è dunque complesso: YouTube non è una stazione televisiva nè un Tg con gli stessi doveri.

E in Italia ? Nonostante il dietro-front del Decreto Romani , il sito di video sharing di Google è ancora sotto pressione: nel mirino di Mediaset (pende come una spada di Damocle un a causa miliardaria per violazione di copyright); inoltre YouTube si è vista respingere il ricorso sui video del Grande Fratello (Mediaset ha vinto in tribunale 2 a zero).

In attesa del ricorso di Google Italia sul caso del video delle vessazioni, per i provider, YouTube e i social network (Twitter, Facebook, Flickr eccetera) l’Italia diventa un campo minato. Un piano inclinato in cui è complicato operare. O comunque un terreno molto scivoloso per tutti i fornitori di Ugc in Italia.

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