Il caso Noemi incrocia la sicurezza informatica su Facebook

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Dopo il caso Sarah Palin, anche un’aspirante meteorina denuncia che qualcuno in Rete le avrebbe rubato le password e si spaccerebbe per lei sul sito di social network e su Messenger

Non volevamo parlarne, ma poi non abbiamo resistito: Noemi, la ragazza che chiama Papiil Presidente del Consiglio, avrebbe un fake su Facebook. O meglio: qualcuno in Rete le avrebbe rubato le password e si spaccerebbe per lei sul sito di social network e su Messenger.

Il tutto, forse, per aver usato useri id e password banali (per ora non emergono ipotesi realistiche di attacchi hacker o di furto password), magari ottenute dal Web 2.0 e incrociando dati in Rete. Spacciarsi per un altro su Internet, lo ricordiamo: è un reato.

Ma delegare la sicurezza informatica a password facilmente ricostruibili, è una debolezza e leggerezza imperdonabili: ben più del dare del Papi a un Premier. Lo ricorda il recente caso di Sarah Palin , ex candidata repubblicana alla vice-presidenza Usa.

Qual è il punto? Con un gioco da ragazzi e non da abili hacker, nell’era di Facebook, sono a rischio anche le password su Yahoo! Mail, Gmail e Hotmail.

In 45 minuti, b asta trovare infatti un profilo su Facebook o Wikipedia per mettere a repentaglio i dati sensibili: è sufficiente trovare i dati per rispondere alla domanda personale (quale scuola hai frequentato? qual è il tuo codice postale? qual è il nome del tuo gatto o il cognome nubile della mamma? eccetera), per azzerare la password, e accedere alla Web mail di chiunque abbia esposto i propri dati sul social networking.

Per le password, a volte è ancora più facile, perché gli utenti inesperti usano password banali, facili da indovinare.

Il 45 % di tutti gli utenti ha ammesso di aver inviato informazioni aziendali riservate via Webmail, l’applicazione Web 2.0 maggiormente utilizzata,

secondo quanto è emerso da un recente sondaggio svolto da Trend Micro .

La vera domanda da porsi non è se nel caso Noemi ci sia dietro un abile hacker o no. Ma piuttosto: gli utenti del Web 2.0 non possono usare maggiore sicurezza e accortezza, per evitare furti di password e di identità?

Consigliamo a tutti gli utenti di Facebook, di leggersi l’opuscolo del Garante della Privacy per proteggersi dalle insidie 2.0.

Leggi: Facebook, Garante Privacy pubblica l’altra faccia del Web 2.0

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