Nonciclopedia e DDL ammazza-blog scuotono la Rete

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Contro DDL ammazza-blog

Nonciclopedia è un sito satirico che aveva osato fare satira su celebrity e personaggi famosi. Vasco Rossi ha denunciato per diffamazione Nonciclopedia, che – per tutta risposta – ha preferito chiudere il sito che rispondere in tribunale alle pesanti accuse del cantante simbolo del Rock italiano. Nonciclopedia ha però aperto un Forum per spiegare ai suoi utenti quanto è successo. Ma non è l’unica tegola a pendere sulla Rete italiana. In queste stesse ore il Parlamento si prepara a votare la Legge sulle Intercettazioni con il DDL ammazza-blog, mentre la famigerata Delibera AgCom è rimandata in autunno. In Italia c’è voglia di censura online?

La censura in Rete oscura notizie che sulla stampa e la carta stampata nessuno si sognerebbe di cancellare. Solo in questi giorni abbiamo assistito ad alcuni casi che lasciano l’amaro in bocca a chi difende da sempre i cyber-rights (i diritti digitali): Vasco Rossi denuncia per diffamazione un‘enciclopedia satirica siciliana, costringendo gli amministratori di Nonciclopedia a chiudere i battenti. Su Repubblica.it le nove pagine di un’inchiesta, firmata Abbate e Bolzoni, risulta non consultabile, a causa della presunta violazione del segreto investigativo: “Pagina oscurata con provvedimento numero 2602/11 – R.G. notizie di reato/Mod. 2 1 emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta in data 30/09/2011”.

Ma non finisce qui. Il problema non si limita a Vasco Rossi o al Vip di turno che si sente diffamato e ricorre dal magistrato. Il problema è il contionuo oscuramento di siti, uno stillicidio di azioni penali, DDL, denunce, sentenze che vogliono mettere sotto scacco il Web e la sua filosofia libertaria. In un paese, come l’Italia, dove la “cultura della Rete” stenta ad affermarsi.

Tutto ciò avviene mentre sulla Rete pendono due spade di Damocle: il DDL ammazza-blog e la Delibera AgCom. Vediamo nel dettaglio di che cosa si tratta.

Leggi-bavaglio per censurare il Web?
Leggi-bavaglio per censurare il Web?

Ritorna la “Legge bavaglio”: il DDL Intercettazioni sta per essere messo ai voti e contiene due comma “ammazza blog”. Pare che la scure della censura online possa di nuovo abbattersi sul Web italiano. Secondo il DDL tutti i “siti informatici” dovrannoentro 48 ore rettificare i contenuti eventualmente segnalati come impropri. Chiunque, in qualunque modo e ovunque (dal portale informativo al blog amatoriale) dovrà attenersi alla norma. E se un blogger non la rispetta, rischia 12mila euro di multa.

Guido Scorza, esperto di diritto e Internet, ritiene che ”il testo del ddl intercettazioni attualmente in Parlamento contiene, ancora, la famigerata norma “ammazza blog” che impone ai gestori di tutti i “siti informatici” l’obbligo di procedere alla rettifica di ogni contenuto pubblicato dietro semplice richiesta – poco importa se fondata o infondata – del soggetto che se ne ritiene leso”. A ipotecare maggiormemnte la libertà online è il comma 29 dell’Articolo 3 del disegno di legge, che prevede: ” “Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, con l’aggiunta della clausola ”senza commento”.

Per salvare la blogosfera dal comma ammazza-blog del DDL sulle intercettazioni, potrebbero arrivare in soccorso ben sette emendamenti. Ventisei parlamentari bipartisan (otto del PD, sei Radicali, 5 Udc, 3 Pdl, 2 IDV e 2 Gruppo Misto) hanno presentato alla Camera sette differenti emedamenti che in vario modo cercano di limitare i danni: il comma incriminato sarebbe così valido solo per i soli contenuti professionali ed in particolare per le testate registrate. Tuttavia i sette emendamenti salva-blog venggono boicottati. Come spiega Agorà Digitale: “Assieme all’iter sul provvedimento iniziato alla Camera nel luglio 2010 e poi sospeso in seguito alle forti pressioni contrarie, rientrano in gioco anche tutti gli emendamenti che erano stati presentati oltre un anno fa“.

Giù le mani dai blog!
Giù le mani dai blog!

La contestata Delibera AgCom è rimandata in autunno. Scatta una sorta di moratoria che fa slittare a novembre l’entrata in vigore dell’enforcement della normativa sul copyright. Il presidente Corrado Calabrò ha preferito sgomberare il campo dalle polemiche interne e seguire la strada del rigore, sottoponendo la Delibera a un “giudizio esterno”. La delibera 668/2010 sul diritto d’autore cerca il semaforo verde della Commissione Europea e della World Intellectual Property Organization (WIPO), l’organizzazione che a Ginevra si occupa della tutela della proprietà intellettuale.

Corrado Calabrò si dice sicuro dell’approvazione internazionale della Delibera, ma fino a quando non otterrà il via libera della Commissione Europea e del Wipo, l’enforcement del copyright non sarà adottato in Italia. Del resto, era stata una gestazione complicata: già una prima bozza aveva suscitato fortissime perplessità, solo in parte mitigate dalla stesura definitiva; la Delibera ha scatenato proteste e mobilitazioni, compresa una Notte bianca in varie città d’Italia (la Notte della Rete). L’Authority è stata perfino bersaglio di un Ddos di Anonymous. In precedenza i cablogrammi di WikiLeaks avevano sventato il tentativo del decreto Romani di rendere l’AgCom il cyber sceriffo della Rete italiana. La Delibera AgCom non è nata sotto i migliori auspici, insomma. Calabrò ora si augura che lo schema di regolamento ottenga una promozione internazionale, per fugare gli ultimi dubbi e polemiche: “Il consiglio ha deciso venerdì di notificare il nostro schema alla Commissione Europea che ha 90 giorni dalla notifica per farci pervenire le sue osservazioni. Vogliamo che il testo non sia nemmeno un centimetro oltre l’orizzonte comunitario. Non riteniamo che lo sia, ma vogliamo il vaglio della Commissione“. Un passo coraggioso, da parte di Calabrò, che merita comunque rispetto, anche se a occuparsi di diritto d’autore dovrebbe essere il Parlamento e non Authority.

A questo punto la palla passa alla Commissione europea. Agorà Digitale, che ha portato all’AgCom 20mila messaggi contro la censura sul web, commenta: “L’Autorità non può autoattribuirsi poteri di censura di contenuti. Si deve fermare, mettere in moratoria il regolamento e lasciare che della riforma del sistema del diritto d’autore si occupi il Parlamento“.

Tutto ciò avviene in Italia, un paese oberato dal Div ario Digitale e dal Cultural Divide. Dove in pochi capiscono che Intenet sarebbe un volano per la crescita del paese. Secondo il Rapporto McKinsey afferma che a livello globale la Rete vale 1.600 miliardi di dollari e Internet crea 5 nuovi posti di lavoro ogni due cancellati dai business online. Ma in Italia l’unica urgenza attuale non consiste nel promuovere la banda larga o creare un terreno fertile, dal punto di vista culturale, per la Rete (un humus pro Internet e social media), bensì la Rete viene vista come il “nemico pubblico numero uno”. L’Italia ha sempre più bisogno di un’Agenda Digitale.

Fattore Internet aiuta il PIL
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