Il caso Peppermint in Francia fa scandalo

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Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Parigi ha condannato il legale di Techland a 6 mesi d’interdizione dall’esercizio della professione nel caso Logistep. Invece la Ue boccia la proposta Sarkozy anti P2p

Il Peer to peer rimane una materia scottante anche d’Oltralpe. Il caso Peppermint in Francia fa scandalo: in Italia il Garante della privacy ha dato ragione agli utenti e torto a Peppermint, ma il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bolzano non ha ancora preso posizione sull’avvocato Otto Mahlknecht che inviò una missiva a migliaia di utenti italiani per conto della tedesca Peppermint, chiedendo il pagamento di centinaia di euro a fronte della rinuncia dei propri clienti ad agire in giudizio a tutela dei propri diritti di proprietà intellettuale.

Invece in Francia, per un’analoga lettera, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Parigi ha condannato il legale di Techland, avvocato Martin, a 6 mesi d’interdizione dall’esercizio della professione per il caso Logistep.

L’avvocato autore delle lettere è stato anche privato, per 10 anni, della legittimazione ad essere eletto membro del Consiglio medesimo.

Ma il P2p rimane un terreno scivoloso per tutt i. Se le modalità di Peppermint e Logistep, con violazione dei dati personali, hanno riscontrato una sonora

bocciatura in ambito Ue, neanche la cosidetta dottrina Sarkozy se la passa meglio. I parlamentari europei a Strasburgo hanno detto no al principio del presidente francese: impedire l’accesso all’Internet sarebbe una misura repressiva e inopportuna. Sproporzionata è stata definita la misura.

Vedremo che effetto avrà la presa di posizione Ue in merito alla normativa francese sulla tutela del copyright nell’era del P2p.

Autore: ITespresso
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