Il caso Vajont.info e il giallo del Canone Rai per Pc

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Sequestrato Vajont.info sul disastro

Sequestrato il sito Vajont.info per diffamazione. Ma l’Italia Digitale protesta anche per la richiesta alle aziende del canone Rai per i Pc

In Italia due casi, diversi fra loro,  scuotono gli esperti di digitale: il sequestro del sito Vajont.info e la richiesta del canone speciale della RAI ad aziende e professionisti. Iniziamo dal sequestro del sito Vajont.info per diffamazione. Il GIP di Belluno ha ordinato a 226 provider di impedire l’accesso al sito vajont.info accusato di diffamazione dai parlamentari Domenico Scilipoti e Maurizio Paniz. Il sito si occupa della tragedia del Vajont, avvenuta mezzo secolo fa con due mila morti, un disastro annunciato, a causa di speculazioni e segnali ignorati: soltanto la giornalista Tina Merlin raccontò i percoli “nel libro-inchiesta “Sulla pelle viva” (usato poi da Marco Paolini per la sua celebre Orazione civile), ma le inchieste vennero insabbiate. E oggi, a cinquant’anni di distanza circa, il disastro del Vajont (raccontato con maestria dal compianto Giorgio Bocca) finisce nelle maglie della censura: oscurato per diffamazione, come ha scritto l’avvocato Fulvio Sarzana di S. Ippolito. Anche l’avvocato ed esperto di Internet Guido Scorza ha commentato: “È legittimo, in un Paese civile, minacciare di mettere un enorme cerotto sulla bocca di milioni di cittadini della comunità globale – italiani e non – e precludere ad altrettanti cittadini di accedere a milioni di bit di altrui idee ed opinioni al solo fine di garantire ad un singolo – per quanto Onorevole – di sottrarre un pugno di informazioni che lo riguardano dallo spazio pubblico telematico? La risposta alla domanda dovrebbe essere negativa e stupisce che i nostri Giudici si ostinino a fingere di non capirlo.” Per il Vajont, le cui inchieste vennero censurate fin da subito, è un nuovo sfregio alla memoria. Come risposta Anonymous ha defacciato il sito dell’onorevole avvocato Paniz.

Ma l’Italia digitale non vede solo sequestrare un sito per una “frase ritenuta offensiva della reputazione di due onorevoli”. Torna alla ribalta anche il giallo del canone RAI. L’Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori (ADUC) non è mai riuscita a capire esattamente quali apparecchi debbano pagare il canone/tassa oltre alla Tv (a causa di contraddizioni e dubbi interpretativi nel testo della missiva RAI inviata ad aziende e professinisti: un giallo nel giallo, insomma). Ma un‘interrogazione presentata dai senatori Poretti e Perduca chiede “se il ministero dello Sviluppo Economico ha concluso il proprio approfondimento tecnico giuridico in merito a quali apparecchi, oltre al televisore tradizionale, siano soggetti al pagamento del canone TV“, anche perché c’è il richio che un’azienda debba pagare il canone speciale RAI su smatphone, tablet, iPad, notebook e Pc. Un salasso. E nell’Italia, già in recessione tecnica, che cerca la sua Agenda Digitale per scommettere sull’economia dei bit, queste sono notizie che vanno controcorrente, spostando le lancette dell’orologio indietro di anni. Un paese, che punta sull’economia digitale per tornare a crescere, ha bisogno di normative certe e soprattutto di un ecosistema favorevole a 360 gradi allo sviluppo dell’economia digitale. Senza temere per improvvisi sequestri o inaspettate gabelle.

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Sequestrato Vajont.info sul disastro
Distrato Vajont, 2 mila morti: sito sotto sequestro per diffamazione
Autore: ITespresso
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