ANALISI

Il centenario di Alan Turing
Nel mondo si festeggia il centenario dalla nascita di Alan Turing, colui che fu in grado di decriptare i messaggi nazisti cifrati con Enigma. Dopo la riabilitazione del 2009, il centenario vuole rendere giustizia al genio che mise a punto il capostipite del computer
Il padre dell’informatica, l’inventore del British Bombe, il computer usato per decriptare i messaggi di Enigma, festeggia il centenario. Nasceva infatti il 23 giugno del 1912 Alan Turing, colui che viene considerato il padre del moderno calcolo elettronico e dell’Intelligenza Artificiale. Morto suicida all’età di soli 41 anni, Alan Turing mise a punto la macchina, che fu cruciale per il controspionaggio britannico nel corso ella Seconda Guerra Mondiale, riuscendo a decifrare i dispacci nazisti crittografati con la macchina Enigma. I suoi studi a Bletchley furono la chiave-di-volta per gli Alleati per decriptare i codici nazisti e fermarne l’avanzata.
Turing fu uno dei più geniali crittografi, tanto che nella II Guerra Mondiale fu “arruolato” dal governo britannico, mettendo gli Alleati in condizione di violare i segreti dei tedeschi, per anticiparne le mosse, dopo aver decifrato i cablo crittografati che Berlino credeva inviolabili. La ‘macchina di Turing‘, progettata nel 1936, è l’antesignana dei computer.
I genitori di Turing avevano vissuto in India, lavorando per l’Indian Civil Service durante l’Impero britannico, ma poi erano rimpatriati nel Regno Unito per far crescere il loro figlio in Gran Bretagna, dove Alan nacque a Maida Vale. Nella sua vecchia casa di Wilmslow, nel Cheshire, c’è un’insegna commemorativa dedicata ad Alan Turing. Il Time Magazine fu il primo a rendere omaggio ad Alan Turing nel 1999, nominandolo come uno degli inglesi più influenti del XX Secolo, per l’impatto avuto a livello globale: il Time scrisse che chiunque digiti su una tastiera, apra un foglio di calcolo o un programma di video scrittura come Word, sta di fatto utilizzando un’evoluzione della macchina di Turing. La serie della BBC Greatest Britons, posiziona Turing al 21esimo posto della classifica dei “più grandi britannici”, dietro ad Alexander Fleming, ma davanti a Sir Tim Berners-Lee, il pioniere del Web, che lo segue alla posizione 99. Dopo la “scomunica” degli anni ’50 e il tragico suicidio, Alan Turing veniva “sdoganato” negli anni ’80, quasi due decenni prima della riabilitazione ufficiale, da un lavoro di Derek Jacobi intitolato Breaking the Code che venne rappresentato sia a Londra che a Broadway, nel cuore pulsante dei teatri di New York, fino ad approdare nel 1996 in un film per la Tv, trasmesso anche dalla BBC. I tempi erano finalmente maturi per cancellare la terribile vergogna della “scomunica” di Turing, dopo l’anacronistica, ma tragica condanna per omosessualità di 40 anni prima. Una condanna che portò il geniale Turing al suicidio, ancora giovane ed ingrado di dare impulso agli albori dell’IT. Ma per la riabilitazione ci volle una petizione online, lanciata dal liberal-democratico John Graham-Cumming, che nel 2009 costrinse il governo laburista guidato da Gordon Brown a porgere pubbliche scuse per la scomunica di Turing. Già nel 2001 era stata eretta una statua di Turing a Sackville Park, nella città di Manchester, in memoria di Turing per ricoscere non solo la sua importanza nel mondo IT, ma anche l’onta della condanna per omosessualità (“vittima dei pregiudizi”). Nel basamento della statua Turing viene commemorato come “il fondatore della Computer Science” accanto alla sequenza di codice Enigma: ‘IEKYF RQMSI ADXUO KVKZC GUBJ’ che Alan Turing decifrò. Il logo di Apple, della mela morsicata, ricorda la mela con cui Turing si uccise, e, pur essendo un omaggio inintenzionale, e cioè nato dal caso , Steve Jobs ammise poi che gli sarebbe piaciuto che così fosse stato: “God, we wish it were“, disse Jobs, sottolineando comunque la reverenza del mondo IT al genio di Turing, anche se il logo Apple aveva altra origine.
Ma Turing era un genio versatile, non solo interessato alla crittografia, ma anche alla botanica, alle reti neurali e alla fisica quantistica. Turing fu anche un singolare atleta, capace di percorrere 60 miglia in bicicletta per arrivare in tempo a scuola. Con il Walton Athletic Club entrò spesso nella cinquina dei primi alle gare di corsa: Turing si piazzò quinto alla maratona alle spalle dei tre atleti selezionati dalla squadra britannica nelle Olimpiadi di Londra del 1948. Con 2 ore e 46 minuti all’ AAA Championships in Loughborough fu più lento di solo 11 minuti rispetto al vincitore dei giochi olimpici: se avesse gareggiato alle Olimpiadi, sarebbe arrivato 15esimo. Non male per un genio della matematica e dell’IT. Un “record” che mette in luce un aspetto meno noto della sua complessa e sfaccettata personalità. Il suo genio si spense tragicamente quando pose fine alla sua vita, dopo una condanna per omosessualità nel 1954 che ne decretò la “morte professionale” impedendogli di collaborare con il governo. Il drammatico suicidio di Turing fu uno choc per la comunità scientifica. Soltanto nel 2009 è avvenuta la sua riabilitazione ufficiale quando il governo britannico porse le scuse ufficiali per quanto accaduto.
- Leggi anche Gizmodo: Il Doodle dedicato al genio matematico di Turing
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Commenti
6 Commenti su Il centenario di Alan Turing
Il 23 Giugno del 1912 nasceva in Inghilterra Alan Turing, grande matematico, figura geniale e multiforme della cultura moderna.
Il suo pensiero non è stato soltanto fondamentale per la nascita dei computer, come si affanna a ripetere da qualche giorno certa stampa superficiale (e anche ignorante?) ma è anche paradigmatica del blocco cognitivo a cui sembriamo soggiacere tutti, ipnotizzati dalla concezione riduzionistica della realtà alla quale Turing diede un impulso sì notevole, ma anche definitivo fissandone i limiti.
Turing visse in quel periodo di grandissimo fermento culturale tra le due guerre mondiali del secolo scorso. La teoria della computabilità, a cui diede mirabilmente corpo con la sua “Macchina di Turing”, metaforico ed affascinante modello teorico di “Macchina Universale”, trovò finalmente forma compiuta, raccogliendo sotto un unico “ombrello concettuale”, che avrebbe mostrato tutta la sua potenza con la diffusione dei computer, il pensiero scientifico da Galilei in poi.
Riduzionismo, determinismo, linearità, oggettività, verificabilità, e tanto altro ancora, trovarono finalmente posto in un unico, elegante e funzionale schema, accelerando la capacità di “efficacia” di tale approccio in moltissimi ambiti.
Ciò che però viene dimenticato è che fu Turing stesso, coerentemente al pensiero nascente in quell’epoca (in matematica, con i Teoremi di Godel, in fisica, con la meccanica quantistica, e successivamente in biologia, scienze della mente, e tutte le altre discipline scientifiche) a stabilire in maniera rigorosa le precise limitazioni dei sistemi formali, di cui la Macchina di Turing costituisce ancora oggi il modello più alto, generale e onnicomprensivo di qualsiasi altra definizione di essi.
“Se ci si aspetta che una macchina sia infallibile non può essere anche intelligente” affermò una volta, ma sembra che l’abbiamo dimenticato e cerchiamo di costruire sistemi formali (organizzazioni, leggi, regolamenti, economie, assetti istituzionali, ecc.) infallibili che, alla lunga di fronte ai fatti reali, si dimostrano stupidi.
La punta dell’iceberg del pensiero di Turing è sicuramente l’elegante formalismo della sua macchina, la parte sommersa è quella che ci ha indicato, dopo 400 anni dall’innovazione di pensiero fornita da Galilei, l’enorme territorio della “Incomputabilità”, il territorio dove le macchine, e i “macchinismi”, sono inutili e patetici, costringendoci a ricercare nuove strategie cognitive. Per ottenere quell’efficacia che troppo spesso, e sempre più frequentemente in tanti ambiti, non realizziamo più pensando in termini di “macchina”, sono sicuro che anche Turing, se fosse ancora vivo, sponsorizzerebbe un Expo della Conoscenza. Per esplorare quel territorio nuovo che il suo pensiero delimitava; per attraversare, abbandonandolo, il “cancello” che consente l’ingresso al territorio misconosciuto della “incomputabilità”.