Il cinema non deve fidarsi di Internet

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Il presidente di Univideo svela a CineShow i retroscena del mercato online, tra previsioni sul futuro del videonoleggio e rischi di monopolizzazione

Il cinema non deve fidarsi di Internet; mai fidarsi di un bacio a mezzanotte“. Questo il messaggio di Davide Rossi, presidente di Univideo, al convegno “Internet crea risorse o sposta risorse per il cinema?”, nella terza ed ultima giornata del CineShow di Torino.

Rossi non ha lasciato spazio a dubbi o fraintendimenti e ha accusato tutti, spaziando dallo scarso valore del viral marketing ai bassi guadagni della pubblicità sul web, dalle previsioni di concentrazione degli astanti online (“in Italia non siamo riusciti ad avere una tv competitiva, le prospettive del web vedono protagonista la triade Google, Microsoft e iTunes”) alle patologie della riproduzione industriale che ogni anno erode il 20-30% di fatturato ai produttori del settore, fino alle prospettive reali per gli editori audiovisivi italiani.

Molte aziende affidano a Google la diffusione dei loro messaggi pubblicitari senza sapere dove andranno a finire – spiega il presidente di Univideo Davide Rossi – spesso si tratta di siti dai contenuti aberranti, basti citare il caso Carlucci-Iene“. “Ad un video pubblicato su You Tube con l’intervista delle Iene a Gabriella Carlucci sono seguite 7 pagine di insulti (anonimi e non) – chiarisce Rossi –:Mediaset ha citato in giudizio Google e You Tube (la prima udienza sarà il 15 aprile 2009 al Tribunale di Roma) e spero si instauri una normativa severa, in grado di fungere da deterrente a fenomeni simili, compresi quelli illegali di pirateria“. Rossi definisce un “infingimento” il sistema peer to peer dei software che consentono la condivisione dei file e riguardo a Facebook confessa che forse si tratta “dell’unico libro che non insegna nulla“.

Poi passa al tema del videonoleggio. “Recenti statistiche di Ofcom fanno prevedere che il futuro dei media nel Nord Europa si giocherà su PVR, Internet based Vod e Vod TV – fa sapere Rossi -: diminuirà la visione della tv generalista (che comunque non rischierà l’estinzione) e subirà solo una leggera flessione la vendita di dvd”.

“Contro il miliardo di euro speso per l’acquisto di dvd, nel 2007 in Italia si sono contati 70 milioni di atti di noleggio (per 200 milioni di euro) – continua Rossi – anche se si allargasse la base di consumo il totale non cambierebbe, la capacità di spesa delle famiglie italiane non muta (è stabile al 5-6% da oltre 20 anni). A un anno di crescita per l’industria culturale ne segue uno dai risultati un po’più bassi: chiaro esempio è il picco del cinema nell’anno di uscita di Titanic e il ribasso dei ricavi nel periodo successivo”.

“Per il futuro c’è rischio che in tutto il mondo si abbia un unico sito web che venda cinema, si stanno creando enormi monopoli e quando si stringerà il cordone non ci saranno più santi – conclude Rossi – il sistema della rete andrà a polarizzarsi su pochi astanti (a riprova di ciò, gli analisti sostengono che nei prossimi anni il mercato automobilistico mondiale darà spazio solo a 5 o 6 produttori, il mercato aereo vedrà operare 7 o 8 grandi compagnie e quello delle telecomunicazioni, a causa di un dilagante indebitamento avrà appena 3 player a livello europeo)”.

Autore: ITespresso
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