Il computer di Ibm vince sull’uomo al telequiz

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C’è molto made in Italy nel supercomputer Watson di Ibm. Vi hanno lavorato otto atenei, tutti statunitensi tranne uno italiano, l’Universita’ di Trento

Ibm ha lanciato una sfida memorabile ai campioni del telequiz Jeopardy, in onda dal 1964. Nella prova generale ha vinto e nel primo round pareggiato. I grandi campiuoni dei quiz show non hanno battuto il supercomputer Watson di Ibm, il cui nome è un omaggio a Thomas J.Watson, fondatore e primo presidente dell’Ibm. Watson è “nipote” di quel Deep Blue che sconfisse a scacchi Kasparov nel 1997. In una puntata Watson ha vinto 35 mila dollari contro i 10mila e 5mila dei suoi umanissimi sfidanti.

Il supercomputer è frutto del lavoro di otto atenei, tutti statunitensi tranne uno italiano, l’Universita’ di Trento, specializzata in progettazione di sistemi di apprendimento automatico per l’elaborazione del linguaggio naturale e di sistemi interattivi uomo-macchina. C’è dunque del made in Italiy dentro Watson.

Il supercomputer ha dato prova di “intelligenza artificiale” (AI) dimostrandosi in grado di comprendere domande rivolte in linguaggio naturale. Il supercomputer è dotato di 2.880 processori POWER7 (organizzati in novanta server POWER 750), 16 Terabyte di memoria RAM e 4 Terabyte di storage.

Ricordiamo che nel 2008 un test di cibernetica era stato annunciato per verificare se un Pc sa rispondere a domande semplici in linguaggio naturale: all’epoca veniva testato il test di Turing, giudicato però ingenuo, perché, comunque, dietro a ogni Pc, c’è sempre un altro uomo: il suo programmatore, il vero Deus ex machina dei computer.

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Ibm Watson gioca al telequiz Jeopardy
Ibm Watson gioca al telequiz Jeopardy
Autore: ITespresso
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