Il Comune di Roma passerà al software libero

Sistemi OperativiWorkspace
Il Comune di Roma passerà al software libero
4 8 Non ci sono commenti

Il Comune della capitale d’Italia intraprende un “percorso di migrazione verso il software libero”. Roma prova ad abbandonare i sistemi chiusi e proprietari a favore di Gnu/Linux e dell’open source

Il Comune di Roma vara una delibera (Pdf) con cui intende dare l’addio ai sistemi operativi proprietari e passare al software libero. Si tratta di un “percorso di migrazione verso il software libero”, come ha spiegato in un post su Facebook l’Assessore Flavia Marzano, docente ed esperta di software libero, che mette le mani avanti: “Una Delibera di Giunta (…) non può cambiare la realtà come fosse una formula magica, ma può e deve rappresentare il primo passo di un percorso che faremo nel corso di questa consiliatura“.

comune-roma-linuxI punti di forza del software libero sono: trasparenza e neutralità
tecnologica; l’accesso al codice sorgente che è prerequisito per lo studio, l’apporto di modifiche, la libera condivisione e la riutilizzazione da parte di soggetti terzi senza vincoli, evitando il lock-in tecnologico e il monopolio da parte dei fornitori; la possibilità di creare maggior concorrenza tra diversi operatori.

I vantaggi offerti dal software libero sono molteplici: l’interoperabilità, l’indipendenza da un fornitore, la possibilità di sviluppare o ampliare autonomamente parti del software mediante l’intervento sul codice sorgente, la possibilità di rilasciare nuove applicazioni rispettando il principio del riuso; la maggiore sicurezza, la certezza per chiunque di accedere ai dati e di apportare miglioramenti o modifiche.

Ma la Delibera della giunta capitolina, seppure di grande interesse, contiene alcune debolezze. Pur non illudendosi di affrontare migrazioni a costo zero, essa parla di “coinvolgimento a titolo gratuito” delle principali realtà italiane ed internazionali del software libero: confidare nel volontariato in una migrazione di così grandi proporzioni sarebbe velleitario, anche se poi l’assessore Marzano ribadisce nel suo post su Facebook che “il lavoro si paga e nella Pubblica Amministrazione ciò avviene all’esito di procedure aperte, trasparenti e competitive“, spiegando che ha in mente “‘iniziative mirate’, ossia singoli eventi con cui iniziare a sensibilizzare i dipendenti sul tema, individuando quelle che possono essere le persone più interessate che possano fungere in un secondo momento da facilitatori e formatori per i propri colleghi“.

Nel 2014 la città di Monaco abbandonò Gnu/Linux e tornò a Windows: il progetto, in realtà conclusosi nel 2013, aveva consentito risparmi nell’ordine dei milioni di euro, ma ha richiesto al reparto IT interno una verifica puntuale e uno studio approfondito sullo stato e sulle prospettive della rete dell’amministrazione.

Infatti, non sempre un software libero rappresenta la scelta migliore e non sempre che ciò che funziona in una grande città è replicabile in piccoli centri. Le distribuzioni di Gnu/Linux sono numerose e chi ama Ubuntu non intende abbandonare la distro di Canonical per un’altra. LibreOffice è la suite di produttività popolare su Linux e non solo (gira anche su Os X e Windows), ma i programmi di un Comune devono potersi interfacciare con gli applicativi di altri enti: Inps, Istat, Motorizzazione, Agenzia delle Entrate eccetera.

Con la delibera, Roma ha tratto il dado, come fece Cesare oltrepassando il Rubicone. Ma si tratta solo dell’inizio di un percorso complesso e dagli esiti tutti da valutare. Sicuramente si tratta di una lodevole e coraggiosa iniziativa da guardare da vicino, seguendola passo a passo, senza dare nulla per scontato.

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore