Il contrassegno Siae cerca una stampella nella Ue

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Un nuovo capitolo si aggiunge alla saga del bollino delegittimato da sentenze sia della Ue che di Cassazione. La Siae cerca sostegno a Bruxelles, ma un’eventuale legittimazione non mette la società al riparo da class action

La vicenda del famigerato bollino Siae, prima delegittimato in ambito Ue, quindi dalla Corte di Cassazione italiana, si arricchisce di un nuovo capitolo.

Ricordiamo che il caso Schwibbert ha mandato in pensione il bollino Siae , la cui mancata apposizione non costituisce reato.

La Siae ha ammesso a denti stretti di aver perso a livello giuridico (sia in sede Ue che in Cassazione), ma si ostina a difendere la sua politica: il bollino, pur non essendo necessario, vuol dire garanzia per evitare i reati connessi alla pirateria (l’abusiva riproduzione, utilizzazione, commercializzazione di supporti pirata).

Ma la difesa della società italiana degli autori ed editori è risultata debole, presa di mira dagli esperti di diritto Guido Scorza e Carmelo Giurdanella.

A questo punto la Siae tenta il colpo di scena, annunciando che “il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di concerto con la Presidenza del Consiglio, ha trasmesso all’Ispettorato tecnico dell’Industria del Ministero dello Sviluppo Economico la normativa concernente il contrassegno SIAE.Il Ministero dello Sviluppo Economico, competente in materia di notifica di regole tecniche, sta provvedendo alla notifica alla Commissione Europea“.

Ma Guido Scorza non ci sta e scrive sul suo blog : “Ammesso anche che, in effetti, l’Italia stia per notificare alla Commissione Europea con un r itardo di appena 20 anni la normativa in materia di apposizione del contrassegno,tale circostanza non vale, evidentemente, a risolvere alcun problema legato al passato ed al presente“.

In poche parole, l ‘urgente richiesta della Siae al governo giunge tardiva e pone interrogativi, esaudita mentre l’Italia sta per cambiare governo e mentre il paese vive ben altre emergenze (il bollino Siae non sembrava urgente rispetto alle crisi di Alitalia e rifiuti in Campania).

Inoltre la Siae continua a fare orecchie da mercante sul presente e passato, non chiarendo ancora una volta che “non esiste alcun obbligo di apposizione del contrassegno e l’Ente di Viale della Letteratura dovrebbe, peraltro, iniziare a pensare a come restituire agli imprenditori italiani i milioni di euro sin qui riscossi per apporre il famigerato contrassegno“.

E Guido Scorza aggiunge: “La procedura di notifica durerà mesi e non è affatto detto che, alla fine, Bruxelles dia il via libera ma, se anche lo desse, ciò non sanerebbe il passato né il presente“.

Infine la procedura di notifica appare un passaggio formale, ma in realtà non è così. La richiesta porta le firme solo di Portogallo e Romania, “con la conseguenza che ben potrebbe la commissione UE negare all’Italia l’autorizzazione ad introdurre nell’Ordinamento le disposizioni di legge che sanciscono tale obbligo“.

Ciò significa che il bollino “costituisce ormai uno strumento anacronistico che ben potrebbe essere sostituito dalla stampigliatura di codici a barre o altri identificativi sulle copertine dei supporti senza imporre ad editori e distributori ulteriori balzelli. Probabilmente, nei prossimi giorni, sarà opportuno seguire da vicino il procedimento dinanzi alla Commissione e fare il possibile perché il nostro Paese allontani definitivamente da sé inutile adesivi e pecette.

Se la Siae chiama, non è detto che la Ue risponda. E il rischio class action per passato e presente rimane più vivo che mai.

Autore: ITespresso
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