L’impatto dei programmi Ad blockers nel settore dei media

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Gli Ad Blocker fanno rima con giovani
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Interactive Advertising Bureau (IAB) lancia l’allarme contro gli Ad blockers, i software per nascondere la pubblicità online: si corre il rischio di mettere in percolo la libertà di stampa, propugnare un modello di business basato sulla censura dei contenuti, forzando i lettori a pagare di più per meno

Il successo degli Ad blockers sta provocando un cambiamento nel panorama dei media. La popolarità dei software per nascondere la pubblicità online, è stata esaminata da Interactive Advertising Bureau (IAB): si corre il rischio di mettere in percolo la libertà di stampa, propugnare un modello di business basato sulla censura dei contenuti, forzando i lettori a pagare di più per meno (informazione).

L'impatto dei programmi Ad blockers nel settore dei media
L’impatto dei programmi Ad blockers nel settore dei media

Soltanto il 4% dei grandi editori online sta prendendo provvedimenti per impedire ai visitatori l’uso dei software di ad-blocking, secondo una ricerca condotta da MediaRadar. CBS, il Guardian, EBay e Forbes impediscono di accedere a contenuti a chi ha gli ad blockers attivati.

Il problema è peggiorato da quando Apple ha consentito, cinque mesi fa, a questi programmi di girare. GQ mostra ai suoi lettori un messaggio che invita a disattivare gli ad blockers o pagare 50 centesimi per leggere le news.

Secondo IAB, un terzo di americani adulti utilizzava gli ad blockers a fine 2014. Da uno studio di PageFair e Adobe Systems, emerge che gli utenti sarebbero 45 milioni in crescita del 50%. Si stima che l’impatto degli ad blockers costi nel 2015 22 miliardi di dollari di mancati introiti ai publisher.

Forbes ha mostrato un messaggio a 2 milioni di utenti per invitarli a disabilitare i software: il 45% ha accettato. Ma la maggior parte degli editori teme l’accusa di censura ed ognuno segue la sua strada.

Autore: ITespresso
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