Il Ddl Butti fa tremare l’informazione online

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Un nuovo Disegno di Legge vuole porre ostacoli alla distribuzione digitale dell’informazione. Il Ddl Butti muove guerra alla Rete, agli aggregatori di notizie come Google News e ai motori di ricerca

Una nuova minaccia incombe sul mondo dell’informazione online: il Disegno di Legge (Ddl) Butti, dal nome del senatore Alessio Butti (Pdl). “Il presente disegno di legge intende garantire la tutela della proprietà intellettuale dell’opera editoriale sia nelle forme tradizionali (carta stampata) sia nelle forme digitali (diffusione via internet). Le nuove tecnologie informatiche e di comunicazione, il diverso ruolo in cui si atteggiano le piattaforme che mediano tali contenuti informativi, le peculiarità di alcuni sistemi di distribuzione e di categorizzazione delle notizie (tra cui, in primis, i motori di ricerca) rendono, infatti, necessario ed improrogabile un intervento del legislatore. L’inosservanza dei diritti di utilizzazione economica dell’opera editoriale danneggia le imprese editrici i cui giornali, da prodotto di una complessa e costosa attività produttiva ed intellettuale, diventano oggetto di illecita riproduzione“.

Cosa significa in poche parole? Il Ddl Butti vuole impedire l’uso e la riproduzione di qualsiasi pubblicazione nelle riviste o nei giornali “allo scopo di trarne profitto” a meno che non sia stato siglato un accordo tra chi utilizza e le associazioni degli editori. Il Ddl Butti, secondo l’autorevole blogger ed esperto di diritto Guido Scorza, sichiara guerra alla Rete, agli aggregatori di news (come Google News, già finito nel mirino dell’editore Carlo De Benedetti oltreché di Rupert Murdoch) e a tutti i motori di ricerca. Il divieto di utilizzazione potrebbe infatti riferirsi anche all’indicizzazione, non essendo specificato il senso.

Rimane il fatto che la Cassazione ha appena stabilito che la pubblicazione di contenuti diffamatori non ricade nella responsabilità oggettiva del direttore editoriale dei “giornali online”. Ma, nonostante ciò, ancora ci sono politici italiani che remano contro la Rete.

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